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giovedì 27 aprile 2017

La Pasqua del Nunzio in Croazia

Vari impegni di carattere ecclesiale hanno caratterizzato la Pasqua 2017 dell’Arcivescovo Alessandro D’Errico in Croazia. In evidenza sono stati posti dai media cattolici croati, e da Radio Vaticana, le celebrazioni del Triduo Pasquale: quella del Venerdì Santo al Carmelo di Brezovica situato nell’hinterland di Zagabria, e quella della Domenica di Pasqua in Cattedrale con il Cardinale Bozanic insieme con i rappresentanti del Clero e del Popolo zagabrese. Un particolare rilievo ha ricevuto il suo messaggio augurale per la Pasqua divulgato con notizia dalla Radio Cattolica Croata e completamente con un video dedicato al discorso del Nunzio da Laudato TV.
Venerdì fra l’Ottava di Pasqua S. E. Alessandro D’Errico ha poi partecipato ai funerali del Vescovo emerito di Porec e Pola, mons. Anthon Bogetic, portando al popolo e ai numerosi vescovi e sacerdoti convenuti da ogni luogo della Croazia il messaggio di cordoglio di Papa Francesco.
Questi impegni pasquali ed ecclesiali del Nunzio erano stati preceduti dall’incontro del 4 Aprile con il Mufti della Comunità Islamica Croata, e sono stati seguiti dal recente incontro del 24 Aprile con il Sindaco di Zagabria.

Il Messaggio augurale di Pasqua
Con la visione del video postato su yuotube da LaudatoTV si può ascoltare dalla viva voce di S.E. l’Arcivescovo Alessandro D’Errico l’intero messaggio di Pasqua rivolto alla Croazia. Si può coglierne i contenuti riferiti all’Ecumenismo, alla Gioia Pasquale vissuta in concordanza con il Magistero di Papa Francesco, e al significato per la Fede del Mistero della Croce e della Gloria della Risurrezione.


La Radio Cattolica Croata a d’altro canto riportato un sintesi del messaggio del Nunzio che leggiamo nella traduzione ad sensum dal croato:

Auguri di Pasqua inviati dal nunzio apostolico in Croazia, l'Arcivescovo Alessandro D'Errico. All'inizio del discorso ha invitato a trascendere i confini confessionali, ricordando che, nonostante le differenze, ciò che ci unisce è molto più grande di ciò che ci divide. Ha ricordato le parole del Santo Padre riguardo alla gioia che dovrebbe essere la virtù caratteristica dei cristiani. Anche nelle prove e nelle tribolazioni dobbiamo sottolineare che Dio è con noi, e soprattutto nei 'momenti 'grigi', dice il Nunzio. Egli ha sottolineato, tuttavia, che la gioia non può essere solo per noi e per coloro che ci sono cari. Con Gesù abbiamo l'obbligo di condividerla con tutti, senza distinzione. E’ il dinamismo della fede matura. La gioia non può essere fermato in noi, o in un gruppo: deve andare oltre, deve essere diffusa, ha detto il nunzio D’Errico. Ha augurato che le vacanze pasqua possano portare tranquillità, e rinnovata speranza e gioia.

Il Venerdì Santo al Carmelo di Brezovica
Alla celebrazione del Nunzio e alla sua visita al Carmelo hanno dedicato un ampio commento descrittivo sia il portale di IKA e sia il portale del Carmelo.
Traducendo ad sensum dal croato il commento delle Carmelo si conosce lo svolgersi della celebrazione e i contenuti essenziali dell’omelia del Nunzio:

Mons. Alessandro D'Errico, Nunzio Apostolico in Croazia ha celebrato con le sorelle Carmelitane Scalze e con molti fedeli il Venerdì Santo al Carmelo in Brezovica. Con lui hanno celebrato p. Stjepan Bolkovac e p Ivica Hadas s.j., hanno partecipato altri ministri e cantori della Passione di Cristo.
All'inizio dell'omelia Sua Eminenza il Nunzio ha portato alle suore e ai fedeli la benedizione ed il saluto del Santo Padre Francesco. Ha anche detto che il Santo Padre si rivolge con attenzione alle sorelle di clausura e alla vita religiosa e li ringrazia per le loro preghiere, nelle quali sempre confida. 


Il Nunzio ha esortato le sorelle a guadare il mistero della croce ed ha sviluppato la sua riflessione in due punti: il primo riguarda l’interrogativo circa il significato oggi della croce; ed il secondo il significato delle parole "Chi vuole andare con Gesù, prenda la sua croce e lo segua" (cfr Mt 16, 24).


La Pasqua a Zagabria
Della celebrazione della Domenica di Pasqua nella Cattedrale di Zagabria hanno dato notizie commentate sia la Radio Vaticana, sia l’IKA con Radio Maria Bistrica, e sia altri portali laici e diocesani. E’ stata sottolineata la partecipazione del Nunzio Apostolico alla concelebrazione con il Cardinale Bozanic. Leggiamo e taduciamo dal croato dal portale di Radio Vaticana il comunicato che è stato poi ampliato da IKA con la registrazione della presenza di personalità istituzionali, come il primo ministro Andrej Plenković, e con la presentazione di un ampio stralcio dell’omelia del Cardinale:

Cristo è morto e risorto una volta per tutte, ma la potenza della risurrezione, questo passaggio dalla schiavitù del male alla libertà del bene deve accadere in qualsiasi momento, nelle specifiche aree della nostra vita, nella nostra vita di tutti i giorni - ha detto l'arcivescovo di Zagabria, cardinale Josip Bozanic, che presiede la centrale celebrazione eucaristica nella festa di Pasqua nella cattedrale di Zagabria, in comunione con il Nunzio apostolico Mons Alessandro D'Errico e con i canonici e prebendari, che questa Quaresima nella cattedrale hanno instancabilmente servito i fedeli nel sacramento della riconciliazione.

I Funerali del Vescovo Bogetic
Dal portale della Diocesi di Porec e Pula leggiamo il comunicato tradotto ad sensum dal croato:

Venerdì 21 aprile 2017, messa funebre per mons. Anthony Bogetic, Vescovo emerito di Parenzo e Pola, con la presenza di arcivescovi e vescovi e più di 120 sacerdoti, nella cattedrale di Pula celebrata dall’Arcivescovo e Metropolita Mons.Ivan Devčić, con un'omelia tenuta da Mons.Drazen Kutleša Vescovo di Parenzo e Pola. Ha partecipato anche il nunzio apostolico in Croazia, l'Arcivescovo Mons. Alessandro D'Errico […] che ha letto il telegramma delle condoglianze di Sua Santità Papa Francesco.

Incontro con il Mufti
Di quest’incontro avvenuto il 4 aprile scorso si legge sul portale della Comunità Islamica Croata:

Il Nunzio Apostolico nella Repubblica di Croazia S.E. Alessandro D'Errico ha incontrato l'ef Mufti dr. Aziz. Hasanovic. Hanno parlato delle attività del tempo trascorso in particolare di un progetto per aumentare la consapevolezza circa la necessità di regolamentare i diritti delle comunità religiose di minoranza, sia in Europa e sia nel mondo. Il Mufti ha aggiornato il Nunzio D'Errico sulle recenti attività rilevate in una visita nei paesi a maggioranza musulmana, ed ha discusso le possibilità di rafforzamento del dialogo con l'obiettivo di trovare la soluzione migliore per tutti. Il Nunzio D'Errico ha condiviso con il Mufti l’importanza di attività finalizzate alla promozione dei valori universali.

Incontro con il Sindaco di Zagabria
Di questo recente incontro avvenuto il 24 Aprile si legge il comunicato su un portale di divulgazione politica:

Il sindaco Milan Bandic ha incontrato oggi presso l'Amministrazione Comunale S.E. l’Arcivescovo Alessandro D'Errico, Nunzio Apostolico nella Repubblica di Croazia.
Nell’incontro si è discusso degli sforzi fatti dal Comune di Zagabria nel campo della politica demografica e sociale, in particolare rispetto ai gruppi più vulnerabili della società, nello spirito delle esortazioni di Papa Francesco.
Il Nunzio D'Errico si è particolarmente interessato del recente programma educativo che ha ha esaltato il ruolo del genitore educatore.
Il Sindaco ha riferito al Nunzio in merito alla politica della città dei giovani, in particolare in merito al programma per stimolare l'occupazione, lo sviluppo dell'imprenditorialità e la costruzione di appartamenti per giovani. 
Hanno discusso del rapporto del Comune nei confronti delle comunità religiose e del ruolo della Chiesa nel promuovere il bene comune e lo sviluppo della società croata.
Al termine della riunione, il sindaco Bandic gli ha donato un libro.




domenica 27 marzo 2016

Il Messaggio Pasquale del Nunzio Apostolico in Croazia

Il messaggio per la Pasqua 2016 alla Chiesa e al Popolo della Croazia è stato divulgato con un video realizzato dal portale televisivo di Laudato, da sempre vicino alle attività del Nunzio Apostolico a Zagabria, e dalla Radio Cattolica Croata.
Con il link al video di Laudato possiamo ascoltare il messaggio dalla viva voce di S. E. l'Arcivescovo Alessandro D'Errico, e di seguito leggiamo il testo da lui direttamente predisposto in italiano.



Messaggio pasquale
del Nunzio Apostolico
Arcivescovo Alessandro D'ErricO

(Santa Pasqua, 27 marzo 2016)

Cari ascoltatori, Sretan Uskrs!


         Saluto cordialmente quanti mi state ascoltando nella nostra bella Croazia ed estendo un fraterno saluto anche a quanti sono fuori della Croazia, in particolare ai croati di Bosnia ed Erzegovina e di Montenegro, ove ho avuto la gioia di servire il Santo Padre e la Chiesa per diversi anni.
         A tutti auguro una Felice e Santa Pasqua. Per voi e con voi prego che le festività pasquali portino tanta serenità, tanta rinnovata speranza e tanta gioia. 
***********
         Alcuni pensieri mi stanno accompagnando in questi giorni così santi, quando celebriamo la festa più importante dell'anno liturgico; e vorrei condividerli con voi, con tutta semplicità.
         Anzitutto, mi pare importante ricordare che a Pasqua celebriamo il centro della nostra fede: Gesù, che con la sua Croce ha vinto il peccato e la morte. È la festa della vita. È la festa della luce, che emana da Gesù Risorto. Ma, nella prospettiva particolare di quest’Anno Giubilare Straordinario della Misericordia, penso che possiamo ben dire che la Pasqua è anche  la Festa della tenerezza, della cura amorevole e della misericordia, che Dio ha per ciascuno di noi. E ciò perché in Gesù che risorge dopo esser morto sulla Croce per i nostri peccati, possiamo contemplare il volto della misericordia di Dio nella sua più alta espressione.
         Come sapete, il Santo Padre Francesco sta ripetendo molto spesso in questo Anno Giubilare che la misericordia è al centro della riflessione biblica, sia nell'Antico Testamento che nel Nuovo Testamento. La natura misericordiosa di Dio nei nostri confronti trova riscontro in tanti eventi della storia della salvezza, dove la Sua bontà prevale sulla punizione e sulla distruzione.
         Ma è evidente che la storia della misericordia del Padre celeste raggiunge il suo culmine in Gesù. In Lui tutto parla di misericordia e di amore. La Sua missione è di rivelare che Dio è amore. Il Suo stesso nome "Gesù" significa "Dio salva". I gesti che Egli compie, soprattutto nei confronti dei peccatori, dei poveri, degli esclusi, dei malati e dei sofferenti sono tutti all'insegna della misericordia. Nel Suo insegnamento, la misericordia è presentata come la forza che riempie il cuore e consola con il perdono. Soprattutto, la Sua morte sulla Croce è il gesto supremo dell'amore spinto fino al sacrificio della vita, per manifestare e rivelare la misericordia del Padre.
         Ebbene, tutto ciò non può non colmare il nostro cuore di serenità e di pace, perché nella contemplazione di Gesù, volto della misericordia di Dio, troviamo la certezza che non siamo soli nei cammini del mondo, quali che possono essere le difficoltà. E siamo confermati nella fede che Iddio in Cui crediamo è Dio-con-noi, “Misericordioso e pietoso, lento all'ira e grande nell'amore” (Salmo 103,8); Buon Pastore che cerca le pecore smarrite; Padre premuroso e paziente che attende il ritorno del figlio prodigo (Lc 15).        
* * * * * * * * * *
         Consentitemi di aggiungere un'altra breve riflessione. Lo scopo del-l'Anno Giubilare non è soltanto quello di contemplare la misericordia che da sempre Dio ha verso di noi, ma anche di ricordarci che i criteri che Dio usa nei nostri confronti devono essere un punto di riferimento costante nelle relazioni che abbiamo con i fratelli e le sorelle che incontriamo nella vita di ogni giorno.
         È quello che Gesù ha domandato fin dagli inizi del Suo ministero pubblico, nel famoso Discorso della Montagna: "Siate perfetti, com’è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt 5,48); "Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia" (Mt 5,7).  Proprio per questo motivo Papa Francesco ha scelto come motto dell'Anno Giubilare le parole: "Misericordiosi come il Padre" (Misericordiae Vultus, 13). In altri termini, siamo chiamati a vivere e a testimoniare la misericordia sempre, ma specialmente in quest’Anno di Grazia, sia nella vita personale sia in quella comunitaria o sociale.
         Vedete bene che qui i campi di applicazione sono molteplici e impegnativi. C'è anzitutto la necessità del perdono che dobbiamo offrire e domandare, come ripetiamo nella preghiera che Gesù stesso ci ha insegnato: "Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori" (Mt 6,12). Sappiamo per esperienza che purtroppo questo non sempre è facile, specialmente quando vediamo calpestati i nostri diritti e la nostra dignità di persone, o quando vediamo gli interlocutori chiusi in angusti orizzonti di umane prospettive. Tuttavia, anche allora Gesù continua a ripetere che dobbiamo perdonare e usare misericordia, non solo sette volte ma settanta volte sette (Mt 18,22).
         Inoltre, è necessario che ci rendiamo conto di quanto attuale e urgente sia la richiesta di Gesù, anche al livello delle relazioni tra i popoli, e di quelle sociali, specialmente nel contesto delle tensioni che spesso sperimentiamo nella nostra società, e ancor più delle ferite della guerra recente, che non sembrano ancora del tutto rimarginate.
         Ebbene, oggi che è Pasqua, dalla contemplazione di Gesù morto e risorto, volto della misericordia di Dio, dobbiamo sentire il dovere di rinnovare il nostro impegno di testimoni della misericordia, della riconciliazione e del perdono. In questo modo, sono certo che - come comunità cristiana – potremo dare anche uno specifico contributo alla soluzione di tanti problemi che si dibattono.
         Ricorderete che San Giovanni XXIII, all’apertura del Concilio Vaticano II, affermò che dobbiamo preferire la “medicina della misericordia”, invece di imbracciare le armi del rigore. E proprio questo ricordò San Giovanni Paolo II anche al popolo croato, fin dal suo Primo Viaggio Apostolico in Croazia, nel 1994. “Le ferite prodotte dall'odio - egli disse nel famoso discorso all'aeroporto - non si sanano col rancore, ma piuttosto con la terapia della pazienza e con il balsamo del perdono: perdono da chiedere e da concedere, con umile e generosa magnanimità".
         Oggi, Papa Francesco - ispirandosi ai suoi grandi predecessori - ripete che misericordia e giustizia non sono due aspetti in contrasto tra di loro, ma due dimensioni di un'unica realtà. Davanti all'idea spesso ricorrente della giustizia come mera osservanza della legge (legalismo farisaico), egli afferma che il criterio da proporre oggi, per noi e per tutti, è il grande esempio della misericordia di Dio, che va in cerca dei peccatori, per offrire loro il perdono e la salvezza. E cioè, se la strada di Dio è di andare oltre la giustizia, con la misericordia e il perdono, anche noi siamo chiamati a percorrere il medesimo cammino di misericordia e perdono.
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         Cari amici, grazie per l'attenzione. A tutti vada il mio cordiale e fraterno augurio pasquale.
          Sretan Uskrs!


sabato 4 aprile 2015

Il Messaggio per la Pasqua 2015

La Radio Croata lo diffonde nella Rubrica “Vivere la via della fede” sia a mezzogiorno di Sabato Santo, e sia all'alba e alla sera della Domenica di Pasqua. La Radio Cattolica Croata lo diffonde durante il periodo festivo insieme con gli altri messaggi religiosi dell'Episcopato croato. E' il Messaggio di Pasqua che S.E. L'Arcivescovo Alessandro D'Errico, Nunzio Apostolico a Zagabria, legge alla radio per gli ascoltatori e i fedeli della Croazia.
Leggiamo di seguito il testo in italiano da lui direttamente predisposto.



Messaggio pasquale
del Nunzio Apostolico
Arcivescovo Alessandro D'Errico

trasmesso dalla Radio Cattolica Croata
e dal programma "La voce della Croazia" di Radio Croata

(Santa Pasqua 2015)

Cari ascoltatori, Sretan Uskrs!


         Saluto cordialmente quanti mi state ascoltando nella nostra bella Croazia. Mi è caro estendere il saluto anche a quanti sono fuori della Croazia, e in particolare ai croati di Bosnia ed Erzegovina e di Montenegro, ove ho avuto la gioia di servire il Santo Padre e la Chiesa per diversi anni.
         A tutti auguro una felice e santa Pasqua. A Pasqua celebriamo il centro della nostra fede: Gesù, che con la sua Croce ha vinto il peccato e la morte. E' la festa della vita. E' la festa della luce che emana dalla persona Gesù Risorto. E' la festa della speranza e della gioia, perché con Lui possiamo affrontare con serenità le sfide di ogni giorno.
         Perciò, auguro di cuore che da Gesù Risorto possano venire vita, luce e speranza per le nostre comunità e, attraverso di esse, per tutte le persone di buona volontà.
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         Alcuni pensieri mi stanno accompagnando in questi giorni così santi, e vorrei condividerli con voi, con tutta semplicità.
         Leggendo e rieleggendo i racconti evangelici delle apparizioni di Gesù Risorto, sono stato colpito da alcune parole del Maestro ai discepoli, la sera di Pasqua. Lì Egli dice: “Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi” (Gv. 20,21). E poi aggiunge: “Ricevete lo Spirito Santo”(Gv. 20,22).
         Noterete che queste parole ritornano spesso nell'insegnamento che Papa Francesco propone alla Chiesa universale: soprattutto nella sua Esortazione apostolica Evangelii Gaudium e nelle meditazioni che egli fa quasi ogni giorno a Santa Marta. Per il Papa è chiaro che la Chiesa è missionaria per sua natura, perché così l’ha voluta il Fondatore; perciò, essa deve avere in queste e simili parole di Gesù il punto di riferimento fondamentale per ogni sua attività. Così pure, è altrettanto chiaro che - per essere fedele al mandato ricevuto dal Risorto - essa deve essere docile al soffio vivificante dello Spirito di Dio. Si può capire allora perché questi due elementi - mandato missionario e docilità allo Spirito - sono alla base del suo programma pastorale, che vorrei richiamare brevemente nei suoi punti essenziali. Che cosa propone Papa Francesco?

         1. L'impegno missionario della Chiesa deve estendersi a tutte le sue attività. E cioè, esso non può ridursi soltanto all'ambito della proclamazione della Buona Novella in terre lontane, a coloro che ancora non conoscono Gesù o lo hanno sempre rifiutato. A scanso di equivoci, lasciatemi ripetere che questo campo, specificamente missionario, è molto importante: dobbiamo rendere grazie a Dio per i tanti missionari croati che operano in terre lontane; dobbiamo pregare tanto per i nostri missionari; dobbiamo sentire il dovere cristiano di continuare ad offrire ad essi il nostro sostegno anche materiale per lo svolgimento della loro missione.

         Ma le parole di Gesù pronunciate la sera di Pasqua, devono animare e vivificare anche il campo della pastorale ordinaria, che riguarda i fedeli che frequentano regolarmente le nostre comunità. Anche ad essi, anche a noi Gesù rivolge il suo invito missionario e ci chiede di andare. E cioè, di costruire una Chiesa in uscita.


         2. Questo comporta che non possiamo limitarci soltanto a conservare, per quanto sia possibile, l’eredità spirituale che abbiamo ricevuto dai nostri padri nella fede. "E’ tempo - dice il Papa - di avvertire la necessità di andare ... uscire per le vie del mondo”, per portare la Buona Novella dell'amore e della misericordia di Dio a tutti senza differenza, senza chiuderci a nessuno ... Fino alle periferie del mondo: quelle materiali e quelle esistenziali; e in particolare a quelli che sono un po' lontani dalla fede, e ai poveri che di più avvertono la necessità di una parola di solidarietà e di speranza.
         Da questa prospettiva, possiamo capire meglio in che senso egli dice che ora è tempo di nuova evangelizzazione nei Paesi - come la Croazia - tradizionalmente a grande maggioranza cristiana. Ciò richiede che tutti - nessuno escluso - sentiamo la responsabilità di fare buon uso dei talenti ricevuti.

         3. Nel ripensare la nostra testimonianza di Chiesa, è urgente che tutti ci facciamo docili all'azione dello Spirito: “Ricevete lo Spirito Santo”. Questa parola di Gesù deve risuonare nella nostra vita soprattutto oggi, nella contemplazione del mistero pasquale. Il Papa invita a farci muovere dallo Spirito; ad abbandonare i nostri schemi precostituiti ed il criterio del "si è sempre fatto così" (Evangelii Gaudium, 33); a farci audaci e creativi nel ripensare le strutture, lo stile e i metodi dell'evangelizzazione. Non possiamo vivere come i “dottori della legge” del tempo di Gesù, che riducevano la fede a regole rigide di un mondo astratto, senz’amore, senza fede, senza speranza. Gli autentici credenti devono vivere una fede animata dallo Spirito di Dio, al cui centro c’è la legge dell’amore. Ed è questa legge che deve ispirare i comportamenti concreti della vita di ogni giorno, mettendoci ogni volta in discussione, con povertà di spirito, dinanzi alle sorprese di Dio, che lo Spirito Santo non cessa di suscitare anche oggi.
         Da ciò consegue che dobbiamo semplificare molto nella nostra testimonianza e nel nostro annuncio: nel metodo e nel contenuto. L'essenziale della Buona Novella è molto semplice: Dio è Padre, misericordia, perdono, Buon Pastore che ci cerca e si prende cura di noi, come un pastore fa con le pecore smarrite. 

         4. Come i discepoli, dobbiamo fare l'esperienza della gioia, che ci viene dall'incontro con il Signore Risorto. Non ha senso vedere cristiani tristi e melanconici, come se stessero partecipando ad una veglia funebre. E neppure ha senso vedere cristiani inamidati. E cioè rigidi e formalisti, che hanno sempre qualcosa di cui lamentarsi. La nostra gioia è grande. Viene dalla certezza che Gesù è risorto; dalla consolante consapevolezza che nella risurrezione troviamo il sigillo di Dio sulla Parola e sulla Buona Novella del Maestro; dalla fede ogni giorno rinnovata dallo Spirito che è Lui la vita, è Lui la verità, è Lui la via.
         Ma vale pure la pena ricordare che questa gioia non possiamo imbottigliarla; e cioè, tenerla soltanto per noi. E neppure possiamo accontentarci di comunicarla solo a quelli che ci sono cari o ci sono vicini. La virtù dei grandi - che sanno elevarsi sopra i propri interessi e le umane piccolezze - è di allargare sempre lo sguardo agli orizzonti di Gesù, che chiede di andare e annunciare la buona novella a tutti i popoli (Mt. 28,19).

* * * * * * * * * *
         In questo spirito, rinnovo gli auguri pasquali a tutti e a ciascuno di voi. Per voi e con voi prego che le festività pasquali portino tanta serenità, tanta rinnovata speranza e tanta gioia. E portino anche tanta rinnovata apertura al soffio dello Spirito di Dio che anima la Chiesa, e tanta disponibilità missionaria a far risuonare la Buona Novella di Gesù Risorto in tutte le nostre attività.
          Sretan Uskrs!


domenica 20 aprile 2014

Il Messaggio di Pasqua 2014

Il portale di Laudato ha prodotto un bel video per la lettura in italiano del Messaggio Pasquale di S. E. Alessandro D'Errico, Nunzio Apostolico in Croazia, e lo ha divulgato con la traduzione in croato sovraimpressa in web-streeming anche sul suo profilo su fb e su youtube. Il messaggio è preceduto da una intervista ed è arricchito con la visita agli ambienti della Nunziatura Apostolica di Zagabria. Lo possiamo riguardare ai seguenti link:



Pubblichiamo anche il testo che il Nunzio Apostolico ha predisposto per la trasmissione radiofonica nazionale.

Messaggio pasquale
del Nunzio Apostolico
Arcivescovo Alessandro D’Errico
trasmesso dalla Radio Cattolica Croata
e dal programma “La voce della Croazia” di Radio Croata
Zagabria, 20 aprile 2014
Sono grato alla Radio Cattolica Croata e al programma “La voce della Croazia” di Radio Croata per l’opportunità che mi danno di rivolgere un fervido augurio pasquale a tutti voi, cari radioascoltatori. Saluto cordialmente quanti mi state ascoltando nella nostra bella Croazia; ma mi è caro estendere un fraterno saluto specialmente a quanti sono fuori della Croazia, e in particolare ai Croati di Bosnia ed Erzegovina e di Montenegro, ove ho avuto la gioia di servire il Santo Padre e la Chiesa per diversi anni.
A tutti auguro una felice e santa Pasqua: una Pasqua che porti la luce, la speranza e la gioia che ci vengono dalla contemplazione del Signore Risorto. Credo che soprattutto di questo abbiamo bisogno oggi, nelle sfide non sempre facili che un po’ tutti ci troviamo ad affrontare.
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Due pensieri mi stanno accompagnando in questi giorni cosi santi, quando celebriamo i misteri della festa più importante dell’anno liturgico; e vorrei condividerli con voi, con tutta semplicità.
Leggendo e rileggendo i racconti evangelici delle apparizioni di Gesù Risorto, sono stato colpito da una nota che l’evangelista Giovanni aggiunge, evidentemente non a caso: “I discepoli gioirono nel vedere il Signore” (Gv. XX, 20).
Ecco allora la mia prima riflessione: in che cosa consiste questa gioia dei discepoli? Come possiamo anche noi gioire nel contemplare oggi Gesù Risorto? Come questa gioia può accompagnarci sempre, anche nei momenti tristi della vita? Ricorderete che proprio questi argomenti ritornano spesso nel magistero del Santo Padre Francesco, che peraltro è molto ben voluto da tutti anche per quel senso di serenità e gioia che trasmette, e per il sorriso di pace che accompagna sempre le sue giornate.
Ebbene, Papa Francesco propone cose molte interessanti su questi temi, soprattutto nella sua recente Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, e spesso nelle meditazioni che fa quasi ogni giorno a Santa Marta.
Cosa dice Papa Francesco ? Anzitutto dice che non bisogna confondere la gioia del Vangelo con le “allegrie passeggere”, che possono venire dal mondo attuale. Gli agi della vita, i piaceri mondani, le comodità consumistiche possono solo dare “allegrie superficiali e temporanee”; ma queste spesso finiscono con il lasciarci ancora più insoddisfatti e tristi.
La gioia del Vangelo è ben altra cosa, di altro livello: essa viene dalla certezza che siamo amati dal Padre Celeste, così come siamo, con le nostre qualità e i nostri limiti. Questo amore, questa tenerezza di Dio si sono manifestati pienamente in Gesù: nella Sua vita, nella Sua passione per noi, nella Sua risurrezione. Il messaggio centrale di Gesù è che Dio è vicino a noi sempre, e ci accompagna in ogni momento; Egli ci cerca come un pastore fa con le pecore smarrite; è un padre che attende il nostro ritorno, come fa il padre della parabola del figlio prodigo (Lc XV).
Questa gioia vera e duratura la compresero bene i discepoli. La risurrezione era il sigillo di Dio sulla Buona Novella della tenerezza e della misericordia di Dio, che Gesù aveva predicato. E non ci fu prova, per quanto dolorosa potesse essere, dal poter togliere o offuscare questa gioia ai primi cristiani. Questo è il motivo per cui i discepoli di duemila anni fa, come tanti cristiani nel corso dei secoli, sono andati fino al martirio con gioia, come a una “festa di nozze”. Anche nelle prove e nelle tribolazioni essi sentivano che Dio era con loro; e anzi li prediligeva, chiamandoli ad essere più vicini a Gesù sulla Croce, e - attraverso la Croce - a partecipare della risurrezione e della gloria di Gesù.
Perciò, molte volte il Santo Padre ripete che è un non senso vedere in giro cristiani tristi e melanconici, come se vivessero “in una continua veglia funebre”; e neppure cristiani inamidati, rigidi e formalisti, che sempre hanno da lamentarsi di tante cose. Altrettanto spesso Papa Francesco indica la strada per avere la gioia della fede: bisogna ritornare a Gesù, morto per noi e risorto; costruire la nostra vita su di Lui, la roccia, che ci invia lo Spirito, per farci andare avanti con gioia, nel Suo cammino e secondo le Sue proposte.
**********
Un altro elemento mi sembra importante nell’insegnamento del Santo Padre sulla gioia. E’ evidente che, come cristiani, dobbiamo mettere Gesù al centro della nostra vita, e guardare a Lui come modello perenne per il nostro cammino. Ebbene, Gesù non solo è il profeta che vive nella serenità, nella pace e nella gioia che vengono dal fare la volontà del Padre celeste. Egli è il Maestro che non può tenere la gioia per sé, ma vuole comunicarla: “Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia sia in voi, e la vostra sia piena” (Gv. XV, 11).
Queste parole di Gesù devono essere un monito per noi, che vogliamo camminare con Lui per i cammini della vita. Non possiamo trattenere la gioia per noi. E neppure possiamo accontentarci di comunicarla soltanto a quelli che ci sono cari, o ci sono più vicini. Con Gesù abbiamo il dovere di trasmetterla a tutti, senza differenze. Questo è il dinamismo di una fede matura. Il Santo Padre - con un’altra immagine concreta, come usa fare nelle meditazioni di Santa Marta - dice che non possiamo “imbottigliare la gioia”. La gioia non può restare ferma: solo per noi, o solo per un gruppo. Deve andare, deve espandersi. E’ un dono che deve camminare. E’ una virtù dei grandi, di quei grandi che sanno elevarsi al di sopra dei propri interessi, delle proprie amarezze, delle pochezze e delle piccolezze umane, e sanno sempre allargare lo sguardo agli orizzonti di Dio e dei fratelli, e in particolare dei più poveri e dei lontani che più necessitano di solidarietà e di conforto.
D’altra parte, questo è il senso profondo delle ultime parole di Gesù, prima di far ritorno al cielo: “Andate, annunciate la Buona Novella a tutti i popoli” (Matt. XXVIII, 19). Queste parole devono risuonare profondamente per noi soprattutto oggi, quando celebriamo con gioia Gesù Risorto, nella ricerca di vie adeguate per una nuova evangelizzazione.
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In questo spirito, rinnovo gli auguri pasquali a tutti e a ciascuno di voi. Per voi e con voi prego che le festività pasquali portino tanta serenità, tanta rinnovata speranza e tanta gioia: a tutti, e specialmente a coloro che - pur non riconoscendosi cristiani o appartenenti ad alcuna tradizione religiosa - si sentono tuttavia in ricerca della verità, della luce, e del senso della vita.
Sretan Uskrs.

lunedì 1 aprile 2013

Pasqua in Croazia e messaggio radiofonico del Nunzio Apostolico


Mons. D'Errico ha vissuto gli ultimi due giorni della Settimana Santa con intensa partecipazione alle celebrazioni pasquali in Croazia. Dopo la Messa Crismale nella Cattedrale di Zagabria e i Riti del Venerdì Santo nella Cattedrale di Dubrovnik, egli ha celebrato la Veglia Pasquale presso l'Ordinariato Militare di Croazia, ed al mattino della Pasqua di Risurrezione è ritornato nella Cattedrale di Zagabria per la celebrazione della Santa Messa con il Cardinale Bozanic. La sua partecipazione alla vita della Chiesa Croata nel periodo quaresimale e nella Settimana Santa si è arricchita anche con un messaggio radiofonico lanciato in onda tra Sabato Santo e Domenica di Pasqua dalla Radio Cattolica Croata e dal programma “La Voce della Croazia” di Radio Croata.
I media croati, sia d'impostazione laica e sia d'impostazione cattolica, hanno dato un'ampia risonanza al messaggio divulgandone la notizia e brani significativi. Alcuni link segnalati in fondo al post evidenziano questi aspetti.

Nella prospettiva e nella riflessione del Nunzio Apostolico e rappresentante del Papa in Croazia, le significazioni sono state particolarmente importanti e suggestive anche per gli eventi ecclesiali che hanno caratterizzato lo stesso periodo, dalle dimissioni di Benedetto XVI alla elezione di Papa Francesco il cui pontificato assume fin dall'origine la forte impronta pasquale. Leggiamo direttamente dal testo originale il contenuto del messaggio preparato e letto dal Vescovo Alessandro D'Errico per l'ascolto radiofonico del popolo croato.

Messaggio pasquale
del Nunzio Apostolico
Arcivescovo Alessandro D’Errico

trasmesso dalla Radio Cattolica Croata
e dal programma “La voce della Croazia” di Radio Croata
(Zagabria, Santa Pasqua 2013)

Cari ascoltatori della Radio Cattolica,
Cari ascoltatori del programma La voce della Croazia di Radio Croata,
Stretan Uskrs!       

In questo giorno santo, mi è caro condividere con voi qualche pensiero che mi sta accompagnando durante le Festività pasquali. In primo luogo, vorrei menzionare che Pasqua è la festa cristiana più importante. A Pasqua celebriamo il centro della nostra fede: Gesù, che con la sua Croce ha vinto il peccato e la morte. È la festa della vita. È la festa della luce, che emana dalla persona di Gesù Risorto. È la festa della speranza e della gioia, perché con Lui possiamo affrontare con serenità le sfide di ogni giorno. È Lui la vita; è Lui la luce per il nostro cammino; in Lui possiamo trovare vita e luce sempre, soprattutto nei momenti di difficoltà.
Perciò, auguro di cuore che da Gesù Risorto possano venire vita, luce e speranza per le nostre Comunità e, attraverso di esse, per tutte le persone di buona volontà.
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C’è poi una seconda riflessione che vorrei condividere con voi. Nei giorni scorsi ho riletto i racconti biblici della Risurrezione del Signore e degli eventi che ne seguirono. Mi sono soffermato su alcuni incontri del Risorto: quelli con Pietro, con Tommaso e con i discepoli di Emmaus.
Ebbene, mi piace rilevare che i dialoghi che li caratterizzano avvengono sempre in un clima esemplare di rispetto e di ricerca della verità. Ogni incontro si inizia con un dialogo paziente ed amorevole, che poi produce apertura, nuova speranza e gioia.
Questo mi pare un elemento importante anche per noi oggi. E cioè, dall’esempio di Gesù e dai dialoghi dei racconti successivi alla Risurrezione possiamo comprendere ancor meglio la necessità di uno “stile di vita” sempre ispirato a criteri di dialogo sincero e rispettoso.
A questo proposito, mi è caro ricordare ciò che Papa Francesco ha detto qualche giorno fa al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Parlando della Sua missione, Egli ha detto parole  semplici e profonde, che sono un programma per tutti: “Uno dei titoli del Vescovo di Roma è ‘Pontefice’; cioè colui che costruisce ponti, con Dio e tra gli uomini. Desidero proprio che il dialogo tra noi aiuti a costruire ponti fra tutti gli uomini, così che ognuno possa trovare nell’altro non un nemico, non un concorrente, ma un fratello da accogliere ed abbracciare!” (Discorso del Santo Padre al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, del 22.03.2013).
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Cari ascoltatori, come sapete, sono in Croazia da meno di un anno. Rendo grazie a Dio per l’esperienza intensa che sto vivendo, sia a livello ecclesiale, sia nelle relazioni con le autorità politiche e con i responsabili di altre Comunità religiose. Ora, quando mi si domanda quali priorità posso raccomandare nelle nostre concrete situazioni per il futuro della Croazia, sono solito indicare tra l’altro anche questa: la necessità di una profonda convinzione circa l’importanza di un dialogo positivo e costruttivo, nelle relazioni sociali e nelle iniziative intese a promuovere un futuro migliore per la nostra società.
Questo vorrei riaffermare anche oggi, come messaggio pasquale. Come cristiani, testimoni della Risurrezione, vogliamo continuare a promuovere un autentico dialogo, capace di generare incontri fecondi per il bene comune, nelle comunità ecclesiali e nella società civile. Questo “stile” mi sembra importante ancor più in questi mesi, così carichi di significato per la nostra cara Croazia, che si prepara a rientrare a pieno titolo in Europa, alla quale è sempre appartenuta per la sua storia e la sua geografia. Sì, specialmente in questi mesi, quando - insieme a questo lieto evento, che è senz’altro di portata storica - dobbiamo registrare anche le preoccupanti conseguenze della grave crisi economica globale, specialmente per i giovani che cercano lavoro e per le fasce più povere della società.
Come cristiani, insieme a Papa Francesco, vogliamo ancor più riaffermare che è possibile e anzi doveroso lavorare insieme - quali che siano le diversità - in spirito di fraternità e di dialogo rispettoso e fecondo; e soprattutto, vogliamo continuare a dare il nostro contributo per lo sviluppo sociale e civile del Paese e della Nazione croata. E specialmente oggi che è Pasqua, vogliamo anche auspicare e pregare che questo “stile” sia recepito e contraccambiato, a tutti i livelli.
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In questo spirito, auguro che le Festività pasquali portino serenità, luce e rinnovata speranza. In questo spirito, mi è caro estendere a tutti i miei auguri pasquali. In primo luogo, ai credenti cattolici; ma al tempo stesso, ai credenti delle altre Chiese cristiane e di altre religioni, e a tutti quegli uomini e donne che, pur non riconoscendosi appartenenti ad alcuna tradizione religiosa, si sentono tuttavia in ricerca della verità, della bontà e della bellezza: “Verità, bontà e bellezza di Dio - come ha detto il Santo Padre - che sono nostri preziosi alleati nell’impegno a difesa della dignità dell’uomo, nella costruzione di una convivenza pacifica fra i popoli, e nel custodire con cura il creato” (Discorso del Santo Padre ai Rappresentanti delle Chiese e delle Comunità ecclesiali, degli Ebrei e delle varie religioni, del 20.03.2013).
Cari amici, a tutti vada il mio cordiale e fraterno augurio pasquale. SRETAN USKRS !