sabato 4 aprile 2015

Il Messaggio per la Pasqua 2015

La Radio Croata lo diffonde nella Rubrica “Vivere la via della fede” sia a mezzogiorno di Sabato Santo, e sia all'alba e alla sera della Domenica di Pasqua. La Radio Cattolica Croata lo diffonde durante il periodo festivo insieme con gli altri messaggi religiosi dell'Episcopato croato. E' il Messaggio di Pasqua che S.E. L'Arcivescovo Alessandro D'Errico, Nunzio Apostolico a Zagabria, legge alla radio per gli ascoltatori e i fedeli della Croazia.
Leggiamo di seguito il testo in italiano da lui direttamente predisposto.



Messaggio pasquale
del Nunzio Apostolico
Arcivescovo Alessandro D'Errico

trasmesso dalla Radio Cattolica Croata
e dal programma "La voce della Croazia" di Radio Croata

(Santa Pasqua 2015)

Cari ascoltatori, Sretan Uskrs!


         Saluto cordialmente quanti mi state ascoltando nella nostra bella Croazia. Mi è caro estendere il saluto anche a quanti sono fuori della Croazia, e in particolare ai croati di Bosnia ed Erzegovina e di Montenegro, ove ho avuto la gioia di servire il Santo Padre e la Chiesa per diversi anni.
         A tutti auguro una felice e santa Pasqua. A Pasqua celebriamo il centro della nostra fede: Gesù, che con la sua Croce ha vinto il peccato e la morte. E' la festa della vita. E' la festa della luce che emana dalla persona Gesù Risorto. E' la festa della speranza e della gioia, perché con Lui possiamo affrontare con serenità le sfide di ogni giorno.
         Perciò, auguro di cuore che da Gesù Risorto possano venire vita, luce e speranza per le nostre comunità e, attraverso di esse, per tutte le persone di buona volontà.
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         Alcuni pensieri mi stanno accompagnando in questi giorni così santi, e vorrei condividerli con voi, con tutta semplicità.
         Leggendo e rieleggendo i racconti evangelici delle apparizioni di Gesù Risorto, sono stato colpito da alcune parole del Maestro ai discepoli, la sera di Pasqua. Lì Egli dice: “Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi” (Gv. 20,21). E poi aggiunge: “Ricevete lo Spirito Santo”(Gv. 20,22).
         Noterete che queste parole ritornano spesso nell'insegnamento che Papa Francesco propone alla Chiesa universale: soprattutto nella sua Esortazione apostolica Evangelii Gaudium e nelle meditazioni che egli fa quasi ogni giorno a Santa Marta. Per il Papa è chiaro che la Chiesa è missionaria per sua natura, perché così l’ha voluta il Fondatore; perciò, essa deve avere in queste e simili parole di Gesù il punto di riferimento fondamentale per ogni sua attività. Così pure, è altrettanto chiaro che - per essere fedele al mandato ricevuto dal Risorto - essa deve essere docile al soffio vivificante dello Spirito di Dio. Si può capire allora perché questi due elementi - mandato missionario e docilità allo Spirito - sono alla base del suo programma pastorale, che vorrei richiamare brevemente nei suoi punti essenziali. Che cosa propone Papa Francesco?

         1. L'impegno missionario della Chiesa deve estendersi a tutte le sue attività. E cioè, esso non può ridursi soltanto all'ambito della proclamazione della Buona Novella in terre lontane, a coloro che ancora non conoscono Gesù o lo hanno sempre rifiutato. A scanso di equivoci, lasciatemi ripetere che questo campo, specificamente missionario, è molto importante: dobbiamo rendere grazie a Dio per i tanti missionari croati che operano in terre lontane; dobbiamo pregare tanto per i nostri missionari; dobbiamo sentire il dovere cristiano di continuare ad offrire ad essi il nostro sostegno anche materiale per lo svolgimento della loro missione.

         Ma le parole di Gesù pronunciate la sera di Pasqua, devono animare e vivificare anche il campo della pastorale ordinaria, che riguarda i fedeli che frequentano regolarmente le nostre comunità. Anche ad essi, anche a noi Gesù rivolge il suo invito missionario e ci chiede di andare. E cioè, di costruire una Chiesa in uscita.


         2. Questo comporta che non possiamo limitarci soltanto a conservare, per quanto sia possibile, l’eredità spirituale che abbiamo ricevuto dai nostri padri nella fede. "E’ tempo - dice il Papa - di avvertire la necessità di andare ... uscire per le vie del mondo”, per portare la Buona Novella dell'amore e della misericordia di Dio a tutti senza differenza, senza chiuderci a nessuno ... Fino alle periferie del mondo: quelle materiali e quelle esistenziali; e in particolare a quelli che sono un po' lontani dalla fede, e ai poveri che di più avvertono la necessità di una parola di solidarietà e di speranza.
         Da questa prospettiva, possiamo capire meglio in che senso egli dice che ora è tempo di nuova evangelizzazione nei Paesi - come la Croazia - tradizionalmente a grande maggioranza cristiana. Ciò richiede che tutti - nessuno escluso - sentiamo la responsabilità di fare buon uso dei talenti ricevuti.

         3. Nel ripensare la nostra testimonianza di Chiesa, è urgente che tutti ci facciamo docili all'azione dello Spirito: “Ricevete lo Spirito Santo”. Questa parola di Gesù deve risuonare nella nostra vita soprattutto oggi, nella contemplazione del mistero pasquale. Il Papa invita a farci muovere dallo Spirito; ad abbandonare i nostri schemi precostituiti ed il criterio del "si è sempre fatto così" (Evangelii Gaudium, 33); a farci audaci e creativi nel ripensare le strutture, lo stile e i metodi dell'evangelizzazione. Non possiamo vivere come i “dottori della legge” del tempo di Gesù, che riducevano la fede a regole rigide di un mondo astratto, senz’amore, senza fede, senza speranza. Gli autentici credenti devono vivere una fede animata dallo Spirito di Dio, al cui centro c’è la legge dell’amore. Ed è questa legge che deve ispirare i comportamenti concreti della vita di ogni giorno, mettendoci ogni volta in discussione, con povertà di spirito, dinanzi alle sorprese di Dio, che lo Spirito Santo non cessa di suscitare anche oggi.
         Da ciò consegue che dobbiamo semplificare molto nella nostra testimonianza e nel nostro annuncio: nel metodo e nel contenuto. L'essenziale della Buona Novella è molto semplice: Dio è Padre, misericordia, perdono, Buon Pastore che ci cerca e si prende cura di noi, come un pastore fa con le pecore smarrite. 

         4. Come i discepoli, dobbiamo fare l'esperienza della gioia, che ci viene dall'incontro con il Signore Risorto. Non ha senso vedere cristiani tristi e melanconici, come se stessero partecipando ad una veglia funebre. E neppure ha senso vedere cristiani inamidati. E cioè rigidi e formalisti, che hanno sempre qualcosa di cui lamentarsi. La nostra gioia è grande. Viene dalla certezza che Gesù è risorto; dalla consolante consapevolezza che nella risurrezione troviamo il sigillo di Dio sulla Parola e sulla Buona Novella del Maestro; dalla fede ogni giorno rinnovata dallo Spirito che è Lui la vita, è Lui la verità, è Lui la via.
         Ma vale pure la pena ricordare che questa gioia non possiamo imbottigliarla; e cioè, tenerla soltanto per noi. E neppure possiamo accontentarci di comunicarla solo a quelli che ci sono cari o ci sono vicini. La virtù dei grandi - che sanno elevarsi sopra i propri interessi e le umane piccolezze - è di allargare sempre lo sguardo agli orizzonti di Gesù, che chiede di andare e annunciare la buona novella a tutti i popoli (Mt. 28,19).

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         In questo spirito, rinnovo gli auguri pasquali a tutti e a ciascuno di voi. Per voi e con voi prego che le festività pasquali portino tanta serenità, tanta rinnovata speranza e tanta gioia. E portino anche tanta rinnovata apertura al soffio dello Spirito di Dio che anima la Chiesa, e tanta disponibilità missionaria a far risuonare la Buona Novella di Gesù Risorto in tutte le nostre attività.
          Sretan Uskrs!


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