martedì 20 novembre 2012

Celebrazione al Sacrario di Vukovar: un messaggio di giustizia e di pace


Vukovar, città della Slavonia al confine con la Serbia, è nome sacro per la memoria storica di Croazia, legato alla dichiarazione dell'indipendenza nazionale (25 giugno 1991) e al duro assedio dell'esercito serbo, durato tre mesi dal 25 agosto al 21 novembre 1991, che la distrusse quasi completamente. Una città simbolo che rimanda ai significati, ai momenti più aspri, e agli esiti della guerra complessa durata fino al 1995, ed anche oltre in altre aree dei Balcani, per definire i confini e i contesti politici nuovi di nazioni, popoli ed etnie, situati all'incrocio di una civiltà europea multiculturale (principalmente cattolici ortodossi ed islamici), che in precedenza condividevano destino ed intrecci nella federazione socialista jugoslava. Lo scenario odierno, uscito dalle fasi drammatiche della guerra e con assetti geopolitici rinnovati, si compone con le dinamiche degli Stati che nel rispetto dei diritti umani affermano e propongono le loro identità storico-culturali nel dialogo europeo e nei rapporti internazionali. La Croazia, a maggioranza cattolica, è avviata decisamente sul percorso di partecipazione alla UE e vive un particolare legame con la Santa Sede che, con papa Giovanni Paolo II, fu tra le prime entità internazionali a riconoscere e a favorire la sua indipendenza nazionale. Questo legame, che assume aspetti qualificanti dal punto di vista della diplomazia e degli orientamenti etici e culturali della nazione, ha avuto modo di essere celebrato qualche settimana fa anche con la visita del Primo Ministro dal papa Benedetto XVI, che nel 2011 si era recato in visita in Croazia, e con un imponente pellegrinaggio nazionale a Roma.
In questo clima, di storico e religioso rispetto per i caduti in difesa della nazione e di purificazione e di riabilitazione della memoria legata agli eventi bellici, è stato vissuto il Memorial Day al Sacrario nazionale di Vukovar. A S. E. Alessandro D'Errico, Nunzio Apostolico in Croazia, è stato richiesto di presiedere la celebrazione eucaristica programmata per il raduno dei Croati che si sono ivi recati in oltre 70.000, insieme con il Presidente della Repubblica, il Primo Ministro e le più alte cariche istituzionali civili e militari. Le funzioni religiose legate all'accoglienza e alla benedizione dei serti gloriosi sono state svolte da Mons. Marin Srakic Arcivescovo di Djakovo Osijek. L'omelia è stata svolta dal vescovo Vjekoslav Huzjak.
Numerosissimi sono stati i portali e i media che hanno narrato e seguito in diretta l'avvenimento. Di particolare rilevanza sono i servizi televisivi che sono fruibili in rete con video di lunga durata che narrano gli eventi bellici della distruzione e quelli attuali della città ricostruita. Le cronache della giornata sono state numerose, istituzionali e private, e pubblicate quasi tutte con approfondimenti e gallerie fotografiche. Ne segnalo qualcuna con i link del post. 
La cronaca di riferimento principale rimane quella dell'agenzia informativa cattolica che riporta le parole che Mons. D'Errico ha rivolto all'Assemblea dei Croati durante la celebrazione dell'Eucaristia e l'omelia del vescovo Huzjak.  
Mons. D'Errico ha parlato del triste ricordo della tragedia umana della distruzione di Vukovar, della logica della guerra difficile da comprendere e da giustificare, invitando l'assemblea a pregare per i caduti, per i sopravvissuti e per quelli che ancora non riescono a perdonare a a dimenticare. Ha poi esortato tutti a sviluppare un sentimento di giustizia, di pace e di fraternità anche con i popoli vicini, nella prospettiva di positive relazioni per un futuro migliore, e a pregare Dio, Signore della storia e Principe della pace, perché illumini tutti gli uomini di buona volontà, e le personalità presenti, ad operare per la pace e ad annullare l'odio e la guerra.
Aggiorno direttamente con il testo in italiano del Nunzio.

Mons. D'Errico ha voluto incontrare anche un gruppo di giovani della Bosnia-Erzegovina giunti in visita a Vukovar da Banja Luka accompagnati dal loro parroco e dai loro catechisti. L'incontro è avvenuto nel Centro Pastorale locale ed è stato caratterizzato da una lieta comunicazione durante la quale il Nunzio ha ricordato il periodo della nunziatura a Sarajevo e le tante visite fatte a Banja Luka in compagnia con il vescovo Komarica. I giovani sono stati esortati e vivere con intensità e progettualità la loro fede e la loro testimonianza ecclesiale in BiH.  

2012/11/18 | 17:28 | IKA E – 145977/11
Santa Messa in occasione della Giornata della Memoria per le vittime di Vukovar

Chiediamo a Dio di dare a tutti noi la forza di vivere con spirito costruttivo l'amore della nostra amata patria di Croazia come ci sollecitano fortemente le vittime di Vukovar e tutti coloro che hanno dato la vita per il loro paese in guerra, e in questo momento in modo particolare i nostri coraggiosi generali Gotovina e Markac con il loro eroico esempio”: ha detto nella sua omelia, il vescovo Huzjak


Vukovar (IKA) – La celebrazione eucaristica in occasione della Giornata della Memoria per le vittime di Vukovar al cimitero memoriale di Vukovar di Domenica 18 Novembre è stata guidata dal Nunzio Apostolico nella Repubblica di Croazia, l'Arcivescovo Alessandro D'Errico. Hanno concelebrato l'Arcivescovo di Djakovo Osijek Marin Srakic, vescovo Juraj Jezerinac ordinario militare in Croazia, il vescovo di Pozega Anthony Skvorcevic, il vescovo di Bjelovarsko-Križevci Vjekoslav Huzjak, Mons. Syrmian Duro Gasparovic, il vescovo ausiliare Mijo Gorski, jl vescovo ausiliare di Djakovo Osijek Duro Hranić, il Segretario generale della Conferenza Episcopale Enco Rodinis e il suo vice mons. Fabian Svalina, P. Zeljko Zeleznjak e i provinciali della Provincia francescana croata dei Santi Cirillo e Metodio.

Accogliendo i fedeli riuniti, l'Arcivescovo Srakić ha detto che questo incontro di preghiera è per i caduti militari e civili con il cui sacrificio abbiamo ottenuto la libertà. Siamo riuniti per ringraziare Dio per il dono della libertà, per pregare per la prosperità del nostro paese realizzata nella libertà, la vera libertà. Pregare il Signore per la libertà come dono all'uomo su misura individuale o di gruppo, perchè Dio ha creato l'uomo libero. Chiediamo per la libertà che è un'esigenza intrinseca del nostro essere, noi preghiamo per la libertà, che è un dono di Dio per l'uomo ma anche un compito, e l' Arcivescovo Srakic ha avvertito che il più grande pericolo per la libertà non consiste nel fatto che noi cerchiamo di conquistarla ma che non capiamo, che non sappiamo cosa fare con esso. Ha concluso che questa nostra partecipazione alla Messa è un segno che siamo davvero consapevoli di ciò che fare con la libertà e del modo in cui davvero utilizzarla a beneficio di tutti i nostri cittadini e del nostro amato popolo croato.

Introducendo la celebrazione eucaristica il Nunzio D'Errico ha detto che inizia questa Messa, con due pensieri. In primo luogo con il triste ricordo della tragedia umana di cui è difficile capire la logica, e ancora più difficile la giustificazione. Vi invito a pregare per le vittime innocenti, per coloro che perirono tragicamente il 18 Novembre 1991. Per le loro famiglie, per i sopravvissuti e per coloro che ancora non sono stati in grado di perdonare e dimenticare.
Contemporaneamente la prospettiva è rivolta verso il futuro, verso il futuro da costruire con le relazioni nel nuovo contesto politico e sociale, ha detto, e ha sottolineato che oggi a Vukovar intervengono i rappresentanti delle più alte autorità politiche e militari e del corpo diplomatico, e tante altre figure pubbliche. Quindi vi invitiamo a pregare specificamente per loro e per tutti gli uomini di buona volontà che si impegnano per il futuro, per la giustizia e la pace in Croazia e nelle nazioni vicine. La nostra preghiera a Dio, Signore della storia, Principe della pace, è che per noi e per tutti loro la luce risplenda incommensurabile, e che l'odio e la guerra non debbano mai essere.
L'omelia è stata tenuta dal vescovo Vjekoslav Huzjak. In premessa ha detto che possiamo dire oggi a Vukovar, in Croazia, che Vukovar è più che mai nel cuore della Croazia, e nel cuore di ogni uomo che sente che la patria croata ha per lui un senso, buono, nobile, onesto. Commentando il ritorno dei generali Gotovina e Markac ha sottolineato che per tutti la guerra durò cinque anni, e per loro i lunghi otto anni. Tuttavia, non solo la guerra, ma anche la via della croce che tutti stanno attraversando ciascuno a suo modo. Ma il ritorno è sicuramente una gioia incommensurabile e una benedizione di Dio per le loro famiglie, per i loro compagni, gli amici, per ogni uomo in Croazia, mentre tornavano coraggiosi, senza odio, proprio come lo erano nella guerra e durante la vittoria. Orgoglioso di loro, e ringrazio Dio per questo magnifico evento, ha detto il predicatore. Poi ha detto che ogni pezzo di un ricordo dall'ospedale di Vukovar al cimitero memoriale potrebbe raccontare la loro testimonianza che custodisce gelosamente dall'oblio, e a volte si blocca come una nuvola del nostro paese e per la sua lotta per l'indipendenza. Ognuno ha testimonianza per la gente, i loro nomi, il loro dolore, la sofferenza, il dolore, e il loro sangue che è stato versato per la nostra libertà. I loro nomi risuonano nella nostra memoria e la ricerca di un posto apparentemente senza nome ricorda solo che è allineato con precisione a coloro spietatamente uccisi a Vukovar perché hanno difeso il loro proprio. Sono caduti per mano di una politica che ha cercato un qualcosa che è intrinsecamente malvagio, qualcosa che non rispetta nessun uomo, nessuna nazione, nessun rispetto per ciò che è sacro per ogni uomo, e che è la patria. Poi ha messo in guardia, e ha detto: Non sono i serbi le persone che hanno ucciso persone a Vukovar, ma la politica. E perché ogni persona, indipendentemente dalla nazionalità, che si trova in Croazia e ama la Croazia è pronta a dare se stesso e la sua vita, ed è pronto a dare la cosa più bella che ci sia. Questo è il motivo sofferenza ma è nei nostri cuori con orgoglio e con coraggio, e così vediamo le croci bianche sul cimitero di Vukova come un solo uomo. Per queste persone e per tutte le vittime della guerra che perirono celebriamo questa Messa nel nostro Dio. Il predicatore ha ricordato che in ogni testimonianza di Vukovar, una croce bianca su ogni persona ricorda quella particolare di Cristo Signore nostro Salvatore e Redentore. Perché le croci bianche non sono senza nome, e non può essere, perché Cristo è in ogni persona si unisce alle loro sofferenze che ci ricorda della croce. Ma la certezza della fede ci dà una luce nuova, e tutta la nostra storia di vita si apre verso l'eternità per l'incontro finale con il nostro Dio, per il compimento di tutto ciò che bene su questa terra, in cui investiamo i nostri poteri umani, ciò che abbiamo sperato, e quello che abbiamo sognato. Lo ricordano fortemente veterani e defunti, che hanno rischiato la vita per la patria e la società croata con il rosario intorno al collo per rispettare la libertà religiosa e i diritti umani, compreso il diritto dei genitori all'educazione e all'istruzione dei loro figli secondo le loro convinzioni e valori da custodire nella nostra vita. In questo spirito, invito i genitori a vivere senza paura, con coraggio e coerenza, una lotta dignitosa per i loro diritti inalienabili, perché pesano sul futuro delle nostre famiglie, i nostri figli, e la società nel suo insieme. Inoltre, ha avvertito che non dobbiamo lasciare nulla di separato da noi stessi, da quelli di noi che si confermano come persone, come cittadini croati, croati o di altre nazionalità, come cattolici fedeli che per 13 secoli vivono nella loro patria, con amore costruttivo, e soffrono con lei e sono pronti per lei a rinunciare alla tua vita. Lo stesso vale per i fedeli che appartengono ad altre chiese e comunità religiose. Spirito ecumenico ed il dialogo interreligioso creano un obbligo per tutti ed auspico dunque vivamente in onore di queste vittime innocenti, a prescindere dalla loro religione, di opinione politica o di altro tipo, per amore loro, di fare la propria parte nella costruzione del progresso croato, conservando l'identità della nazione e la sua cultura laica, ha detto il Vescovo Huzjak, e ha avvertito che non abbiamo il diritto di demolire e distruggere ciò che è reale e difeso con il sangue, anche se può sembrare il pretesto che esso rappresenta un progresso e che si tratta di una richiesta dell'era moderna, Ha sottolineato che nessuno ha il diritto di toccare ciò che è sacro e inviolabile. Purtroppo le nostre leggi hanno preteso di toccare il segreto confessionale ha detto il Vescovo Huzjak e ha ricordato come per preservare il segreto confessionale dei sacerdoti sono morti come martiri, perseguitati imprigionati, inviati nelle miniere, ma ha espresso la speranza che qualcosa di simile non potrebbe accadere oggi. Commentando l'approccio alla vita, e ha sottolineato che ciò non dovrebbe diventare oggetto di manipolazione, in alcun modo. Ha avvertito, come in questi giorni in pubblico purtroppo tranquillamente sta iniziando ad emergere un dibattito sull'eutanasia. L'inizio e la fine della vita umana sono nelle mani di Dio, e nessuno ha il diritto di interferire con la vita umana. Ha messo in guardia che bisogna essere consapevoli delle conseguenze personali e sociali, sottolineando che, poiché la chiamata alla salvaguardia della vita umana e il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale che si erge su di noi e le nostre menti, noi dobbiamo lottare per ciò che è santoe intoccabile, e ciò è un dono di Dio ed è la nostra missione sulla terra. Il vescovo Huzjak ha ricordato che con grande emozione e gioia il Venerdì prima di sera abbiamo ascoltato dai nostri cari generali Ante Gotovina e Mladen Markac nella piazza centrale di Zagabria la testimonianza del loro amore per la patria e la nazione croata, alla fine della sua Croce, che durò otto anni. Siamo tutti stupiti dalla forza spirituale, che si riflette nella loro mente e del sacrificio che hanno offerto per il paese e la gente e in nessun momento non erano soli. Assistiti da una folla che ha riempito la Cattedrale di Zagabria, dove è stata celebrata la messa di ringraziamento. In questo contesto, il Vescovo Huzjak ha detto che i generali non hanno messo in primo piano se stessi, né le loro ambizioni e interessi. Hanno confermato con la loro venuta a messa nella cattedrale che la fede in Dio era la fonte della loro forza e dell'amore per la sofferenza personale e perseveranza nel cammino della verità e della giustizia. Hanno ringraziato tutti e chiamato per la costruzione del nostro paese e il suo futuro, ha detto il predicatore, e ha ricordato quello che è successo a Vukovar, dove la gente ha sofferto, ma aveva sopportato con la fede in Dio e la certezza che Egli è il Signore della vita e ha trovato in Lui la forza e la pace. Il vescovo ha sottolineato che l'unità del popolo e la società intera può raggiungere la riconciliazione senza la quale non vi è perdono, e il perdono e la riconciliazione non sono un atto politico ed economico per manipolare i sentimenti delle persone e non sono solo un atto della ragione. Si tratta di un maturo atto di fede, di elevazione alla croce da cui si sente il nostro Salvatore Gesù Cristo, il quale dice: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno", ha detto il predicatore, e ha ricordato ai fedeli che si tratta di accettare gli altri e la colpa di quanto è stato fatto consapevolmente alle vittime alla luce della Passione. Tuttavia, la risurrezione è qui che assume tutto il suo pieno significato e 'importanza. E' liberare l'uomo da ogni tentazione dell'odio e della vendetta. E' la pulizia della memoria dove il passato non importa quanto sia stato difficile per ottenere il significato di vedere e di credere nella Passione di Cristo, come ha spesso parlato il Beato Giovanni Paolo II. Quindi il Vescovo Huzjak ha sottolineato che preghiamo in questo tempo, perché l'uomo che era troppo debole ritrovi il perdono, la fiducia e l'unità. Possiamo sviluppare e mantenere la Croazia solo insieme e con l'aiuto di Dio non essere divisi, sfruttati e manipolati. Vukovar sapeva di stare coraggiosamente in difesa della Croazia, sull'altare della patria per offrire un gran numero di vittime, e non solo da Vukovar, ma da tutti i Croati per preservare la dignità del popolo fino alla fine, fino alla caduta, ma anche per la risurrezione, perché la sofferenza è l'obiettivo e il punto finale della vita umana. Siamo noi oggi orgogliosamente chiamati a continuare a vivere e, se si deve soffrire, a soffrire, ma tutti con obiettivo chiaro, perché si tratta di un messaggio, del grido di Vukovar oggi, dopo venti anni ed è una chiamata e un grido per tutto i croati. Udire la chiamata di Vukovar significa ascoltare e cercare di costruire la nostra Croazia ignorando ciò che è stretto, personale, gli interessi privati che vogliono imporsi gli interessi della patria e nazione croata. Solo in questo modo possiamo garantire il suo giusto posto nella comunità delle nazioni europee ed ora di entrare formalmente in essa. Il vescovo Huzjak ha sottolineato che la fede che incontra e riceve in Cristo l'uomo è una Chiesa apre la strada della formazione spirituale, propone i modi di testimonianza in comunione con tutti gli uomini, i modi sani di patriottismo sincero e di filantropia. Il sincero credente sa perché deve mantenere e difendere la sua dignità, conservare l'identità e difendere la dignità e la l'identità degli altri, di ogni uomo al suo fianco. Bisogna chiedere a Dio di dare a tutti noi la forza di vivere con questo spirito costruttivo l'amore della nostra amata patria di Croazia come ci sollecitano fortemente le vittime di Vukovar e tutti coloro che hanno dato la vita per il loro paese in guerra, e in questo momento in modo particolare i nostri coraggiosi generali Gotovina e Markac con il loro eroico esempio”: ha detto al termine dell'omelia il vescovo Huzjak.
Alla benedizione ha rivolto a nome di tutti i credenti un ringraziamento al parroco locale Ivica Jagodic. La celebrazione eucaristica è stata accompagnata da diversi cori. (Traduzione ad sensum)



sabato 17 novembre 2012

Una settimana intensa per il rappresentante del Papa a Zagabria


Dal 12 al 18 novembre 2013 un'altra settimana piena di avvenimenti e di attività, per la Chiesa Croata che ha celebrato la XLV sessione plenaria della Conferenza dei Vescovi e per il rappresentante del Papa a Zagabria, Mons. D'Errico, che vi ha partecipato.
La 'piena' degli eventi, molto seguiti anche tra gli amici e al paese natio del Nunzio, non fa dimenticare che egli domani, Domenica 18 Novembre 2012, compie il 62° compleanno, e lo salutiamo nello Spirito del Signore che 'allieta la giovinezza'.
Gli eventi delle settimane precedenti sono stati ricchi di significati e di prospettive per la vita culturale e religiosa croata, ed hanno avuto a centro le relazioni con Roma, lo 'scambio di visite' a compimento simbolico di un discorso storico-culturale che ha avuto il culmine nel viaggio di Benedetto XVI in Croazia nel 2011 e nel viaggio (pellegrinaggio) a Roma della Croazia istituzionale e religiosa in ringraziamento nel 2012.
Gli avvenimenti sono stati ampiamente, e vivacemente, rappresentati commentati e dibattuti dai media laici e cattolici, a riprova della loro importanza e del loro significato per il dialogo sociale in generale e per la vita ecclesiale in particolare. In questo blog se ne è già in parte parlato attraverso i post precedenti.

In questa sede recupero dall'agenzia cattolica di BiH la notizia circa la presentazione a Zagabria della monografia 'Insieme in Cristo . Visita del Papa Benedetto XVI in Croazia', preparata a cura di Glas Koncila (Voce del Concilio). Alla presentazione avvenuta il 13 Novembre 2012 ha partecipato anche S. E Alessandro D'Errico insieme con i Vescovi croati presenti alla Conferenza Episcopale.
Il libro, di grande impatto visivo, ricco di fotografie e realizzato con “occhio giornalistico”, si può anche sfogliare con l'ausilio di un e-book reader messo a disposizione sulla pagina dedicata del portale di Glas Koncila. Sulla stessa pagina si può anche attivare la visualizzazione di una bella galleria di immagini relativa ai momenti della presentazione.



Riporto anche il link all'omelia di papa Benedetto ai Vespri celebrati durante la sua visita nella Cattedrale di Zagabria.

Con il presente post poi indico ancora alcuni link croati: per completare il rapporto sulla Conferenza dei Vescovi conclusasi il giorno 16 novembre con la presentazione alla stampa del comunicato sui lavori svolti e sugli orientamenti assunti; per riportare il comunicato dei giornalisti cattolici che esprimono le congratulazioni all'arcivescovo di Zara Zelimir Puljic eletto nuovo Presidente della Conferenza Episcopale Croata e la volontà di operare con zelo nella loro professione nello spirito della verità e della speranza; per segnalare infine la nomina dell'arcivescovo Luigi Pezzuto a nuovo Nunzio Apostolico in Bosnia-Erzegovina proveniente da El Salvador.


mercoledì 14 novembre 2012

La XLV sessione plenaria della Conferenza Episcopale Croata


La Conferenza Episcopale Croata si è riunita in sessione plenaria dal 13 al 15 Novembre 2012.
Nel discorso d'apertura del Presidente uscente Mons. Marin Srakic, arcivescovo di Djakovo-Osijek, viene sottolineata la presenza di S. E. Alessandro D'Errico, Nunzio Apostolico in Croazia, che ha partecipato per la prima volta alla Conferenza Croata in occasione della sessione straordinaria del 22 ottobre scorso. E' stata ricordata anche la solenne celebrazione eucaristica da lui presieduta nella Cattedrale di Zagabria l'8 luglio 2012, giorno della sua accoglienza.
Le agenzie che hanno seguito i lavori della Conferenza hanno pubblicato numerosi commenti sull'apertura ed il discorso del vescovo Srakic; in particolare hanno evidenziato l'impegno dei vescovi nella definizione delle procedure per la beatificazione del vescovo Anton Mahnic; hanno poi dato notizia dell'elezione di mons. Zelimir Puljic vescovo di Zara a nuovo Presidente della Conferenza Episcopale Croata avvenuta il giorno 14 novembre; hanno, infine, anticipato la notizia di una conferenza stampa della CBC per il giorno 15 novembre a conclusione dei lavori.
Di seguito sono riportati i contenuti delle agenzie ed è possibile leggervi la grande mole degli impegni svolti e delle iniziative progettuali che caratterizzano la situazione odierna della Chiesa Croata. La traduzione dal croato è ad sensum.

2012/11/13 | 11:04 | IKA E – 145823/11
Iniziata la 45.a Sessione Plenaria della CBC

Zagabria (IKA) - La 45.a sessione plenaria della Conferenza episcopale croata ha avuto inizio nela sede di Zagabria Martedì 13 Novembre 
Alla sessione presieduta dal Presidente della CBC Marin Srakic Arcivescovo di Djakovo Osijek hanno partecipato membri anche il nunzio apostolico nella Repubblica di Croazia, l'Arcivescovo Alessandro D'Errico l'Ordinario militare in Bosnia-Erzegovina, il delegato della BK Bosnia-Erzegovina Thomas Vuksic, Mons. Subotica e Duro Gasparovic. Alla riunione hanno partecipato il segretario generale dei vescovi cattolici Enco Rodinis e il suo vice, mons. Fabian Svalina.
Nella parte introduttiva, l'Arcivescovo Srakić ha ricordato gli eventi che hanno segnato la Chiesa in Croazia a partire dall'inizio di giugno fino ai primi di novembre. Tra le altre cose, ha menzionato la riunione del Consiglio Permanente della CBC con il Patriarca della Chiesa ortodossa serba Irinej, l'incontro dei membri del Consiglio permanente con i superiori provinciali degli ordini religiosi. A metà giugno, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al servizio del vescovo di Parenzo-Pola Ivan Milovan e ha nominato il Vescovo Kutlesa Drazen, l'accoglienza ai primi di luglio del nunzio apostolico in RC l'Arcivescovo Alessandro D'Errico.

Si è svolta a fine settembre la sessione plenaria del Consiglio della Conferenza Episcopale Europea a San Gallo. Nel periodo precedente, vale a dire prima di Ottobre, sul documento "La formazione dei candidati al sacerdozio. Principi e orientamenti (Ratio fundamentalis nationalis Croatiae). Si è anche tenuto una sessione straordinaria della BCC con il tema di base associato al pellegrinaggio di ringraziamento per l'Anno della Fede e alla visita del primo ministro Zoran Milanovic Santa Sede. Al Sinodo hanno partecipato il cardinale Bozanić e il Vescovo Duro Hranić, e in occasione dell'apertura dell'anno della fede l'arcivescovo Srakic.
Si è evidenziato la celebrazione del 400° Anniversario dell'Unione Marčanske che conclude la sessione vescovi greco-cattolici provenienti da Europa a Zagabria e la solenne liturgia del 25 Novembre. Ultimo evento che ha segnato il periodo compreso tra le due sessioni è stato il riconoscente pellegrinaggio a Roma.
Mons. Srakić ha annunciato i temi che saranno all'ordine del giorno della sessione. Così i vescovi sono stati invitati a dare un parere sulla adeguatezza della procedura per la beatificazione del Vescovo Anthony Mahnic. All'ordine del giorno sarà l'elezione del Presidente della BCC, una proposta per un incontro di cattolici croati e sloveni in Croazia durante l'anno 2013, la revisione del XIII sinodo diocesano generale regolare, e il pellegrinaggio croato per l'Anno della Fede a Roma. Si parlerà della approvazione dello Statuto della Caritas croata, delle scuole cattoliche, di media e di istituzioni della CBC (HKR, IKA e ufficio stampa).


2012/11/13 | 11:40 | IKA E – 145827/11
Inizia la sessione HB
Discorso di apertura del Presidente della CBC Mons. Marin Srakic vescovo di Djakovo Osijek inizio XLV Sessione Plenaria della CCB, 13 Novembre 2012, Zagabria.

"All'inizio della XLV Sessione plenaria della Conferenza Episcopale Croata, accolgo con favore tutti i presenti. Soprattutto, do il benvenuto a Sua Eccellenza il Signor Arcivescovo mons.Alessandro D'Errico, Nunzio Apostolico nella Repubblica di Croazia, che abbiamo avuto per la prima volta nella sessione plenaria straordinaria il 22 Ottobre di quest'anno.
Saluto tutti i membri della Conferenza Episcopale Croata, in primo luogo Eminenza il Sig. Cardinale Rev Giuseppe, Arcivescovo e Metropolita e vice CCB. Da questa sessione scusato mons. Mile Patricia Vescovo Gospic-Senj, e mons. Valentin, Vescovo ausiliare di Zagabria.
Saluto i rappresentanti stimati di vescovi e conferenze episcopali vicini ospiti. Con noi, e io loro do il benvenuto, mons. Tomo Vuksic, vescovo militare in Bosnia-BK, BK Delegato BH mons.  ohn bA, Subotica Vescovo mons. Duro Gasparovic, Vescovo Syrmian salutare il segretario generale Rodinis Enca e Fabian Svalina. Saluto i rappresentanti dei media, con il desiderio di trasmettere fedelmente ciò che sta per accadere in questa sessione. Dopo gli eventi dell'ultima riunione si deve citare: 1) all'inizio di giugno in Croazia il nunzio mons. Giulio Einaudi ha visitato alcune delle nostre diocesi, 2) 8 Giugno 2012 il Consiglio permanente ha avuto un incontro con la sua santità Irinej, Patriarca della Chiesa ortodossa serba. 3) 8 Giugno 2012 il Consiglio permanente ha avuto un incontro con i superiori provinciali delle comunità religiose femminili sulla vocazione pastorale. 4) 11 Giugno 2012 a mezzogiorno c'è stato un incontro con i membri provinciali della Conferenza croata dei Superiori Religiosi e Superiori a Zagabria. Il tema era la nuova comunità - Discernimento degli spiriti. 5) 11 Giugno 2012, lo stesso giorno nel pomeriggio e il 12 Giugno 2012, fino a mezzogiorno si è tenuta la sessione straordinaria plenaria della Conferenza episcopale croata. 6) 14Giugno 2012, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al servizio di Vescovo di Parenzo Pola, di mons. Ivan Milovan e ha nominato Vescovo diocesano mons. Drazen Kutlesa. 7) 8 Luglio 2012, accoglienza di mons. Alessandro D'Errico, Nunzio Apostolico nella Repubblica di Croazia ed Eucaristia solenne nella cattedrale di Zagabria. 8) 27 -30 settembre 2012 Plenaria CCEE a San Gallo, in Svizzera, dove ha partecipato il presidente della CBC, ed era presente il Segretario Generale della CBC. 9) 1 Ottobre 2012, è entrato in vigore nationalis ratio fundamentalis.10) 22 Ottobre 2012, si è tenuta sessione speciale Plenaria della Conferenza Episcopale Croata con il tema di fondo pellegrinaggio gratitudine nell'anno di fede e visita del primo ministro Zoran Milanovic alla Santa Sede. 11) 7-28 ottobre 2012, al Sinodo dei Vescovi a Roma hanno partecipato il Cardinale Bozanic e un rappresentante dei vescovi cattolici Duro Hranić. 12) 11 Ottobre 2012. è stato aperto l'anno della fede in Roma, alla presenza del presidente della CBC e dei Padri sinodali Bozanic e mons. Duro Hranić. 13) Quest'anno ricorre il 400° Anniversario Marčanske Unione, che ha concluso sessione dei vescovi greci di rito ortodosso dall'Europa qui a Zagabria e solenne liturgia il 25 Novembre a Krizevci. 14) 4 – 9 Novembre 2012, si è svolto il pellegrinaggio di Gratitudine a Roma, alla presenza di 5000 pellegrini, tra i quali circa 200 sacerdoti e tutti i seminari teologici della teologia in Croazia. Tra gli eventi della vita sociale, ricordiamo: 1) 29 Ottobre 2012, visita in Vaticano del Primo Ministro; all'ordine del giorno di questa sessione: 1. Vescovo Anthony Mahnič - parere in merito alla idoneità della procedura per la beatificazione. 2. La proposta di una riunione tra cattolici croati e sloveni in Croazia nel 2013. 3. XIII Sinodo Generale dei Vescovi 7-28 Ottobre 2012. 4. Caritas Croata: approvazione dello Statuto. 5, Settimana Sociale Croata: Recensioni e pianificazione. 6. Scuola cattolica. 7. Stampa istituzioni CBC - (HKR, IKA e l'ufficio stampa). 8. Elezione del Presidente della CBC. 9. Pensieri sul pellegrinaggio di gratitudine a Roma per l'Anno della Fede. Oggi alle ore 20 si presenterà una FOTOMONOGRAFIA del Papa in Croazia nel 2011 - Insieme in Cristo.
Una conferenza stampa ci sarà Giovedi, il 15 Novembre, alle ore 12. Ancora una volta voglio preferibilmente entro la fine esaminare e adottare decisioni concrete sul bene della nostra Chiesa. La sessione della Conferenza si conclude a mezzogiorno 15 Novembre 2012.”

                                                      Mons. Marin Srakic, Arcivescovo Presidente CBC


2012/11/14 | 11:21 | IKA E – 145847/11
Arcivescovo Zelimir Puljic nuovo presidente della CBC

Zagabria (IKA) - L'Arcivescovo di Zara Zelimir Puljic eletto presidente della CBC il 14 Novembre 2012 durante la 45.a sessione plenaria regolare della Conferenza episcopale croata (ufficio stampa della BCC).
L'Arcivescovo Puljic è nato 7 marzo 1947 vicino a Mostar, nella parrocchia di Blagaj. Ha terminato la scuola diocesana a Dubrovnik, e la scuola di teologia a Roma e a Spalato. A Roma ha raggiunto un grado di Licenza in teologia pastorale e un dottorato in psicologia.
è stato ordinato sacerdote della diocesi di Mostar il 24 Marzo 1974 a Roma. Dopo la laurea, ha svolto vari ministeri in seminario a Sarajevo dal 1978 al 1980 è stato prefetto, dal 1980 al 1985 prefetto degli studi, dal 1985 al 1988 Rettore.
Il Santo Padre, Papa Giovanni Paolo II, lo nominò vescovo di Dubrovnik il 7 Dicembre 1989. E' stato ordinato vescovo il 14 Gennaio 1990. Papa Benedetto XVI in data 15 Marzo 2010 lo ha nominato Arcivescovo di Zadar. E' stato introdotto nel Duomo di Zara il 24 Aprile 2010.







martedì 13 novembre 2012

Commento giornalistico sul ruolo del Nunzio in Croazia

Fonte: Croazia.hr

La Croazia ha vissuto recentemente, tra ottobre e novembre,  avvenimenti che l'hanno impegnata in un intenso e significativo dialogo con la Chiesa Cattolica. Istanze storiche ed antropologiche hanno caratterizzato il dialogo che ha spontaneamente assunto dimensioni di riflessione politica, culturale e religiosa. Una griglia che ha consentito di evidenziare percorsi storici ed etici, di lettura del passato e di analisi del presente, in un riconoscimento reciproco di specificità e di riferimenti identitari, con il rilievo di contraddizioni e di opportunità. 
La misura fattuale del dialogo proviene dagli eventi e dalle iniziative che lo hanno accompagnato, dalla visita del Primo Ministro in Vaticano al Simposio sulle Relazioni Diplomatiche e al Pellegrinaggio Nazionale a Roma per ricambiare i sensi della visita di Benedetto XVI in Croazia.
Si tratta di una esperienza ricca di reciprocità e portatrice di una simbolica esplicativa che esprime sia la sollecitudine evangelica della Chiesa per le sorti di un popolo credente e per i progetti di civiltà di una nazione europea, e sia la vivacità politica e culturale di una società che vive e manifesta tematiche peculiari della modernizzazione e dello sviluppo al suo interno e in rapporto al contesto internazionale.   
Nella chiave di lettura di una siffatta esperienza di reciprocità si può anche comprendere qualche perplessità che proviene dalla lettura esclusivamente laica e politica degli avvenimenti ricordati, fatta anche da importanti media croati. In effetti la ricerca della comprensione dei fatti, della loro capacità di stabilire le caratteristiche del presente e di orientare le scelte del futuro, ha indotto a considerare oscurità incoerenze ed arretratezze piuttosto che positività e chiarezze. Evidentemente sono preoccupazioni che rientrano e si risolvono senza preconcetti, con il riconoscimento giusto anche a livello mediale e con la pratica continua della ricerca del dialogo e della reciprocità. 
Questo ragionamento è mosso dalla lettura di una pagina di VL che riporta un commento che fa anche riferimento all'opera di S. E. Alessandro D'Errico, al suo passaggio di Nunziatura da Sarajevo a Zagabria. Il riferimento appare centrale nel commento perché in esso si da grande importanza alla questione dei Cattolici di Bosnia-Erzegovina che rischierebbero la 'scomparsa', e si rimarca l'impegno che appare essere poco sufficiente dei Cattolici di Croazia in loro aiuto. E' evidente il genere del contrasto giornalistico che viene utilizzato per una critica ideologica di alcuni aspetti ecclesiastici locali, ma in generale ne escono esaltati i ruoli e le aspettative ecclesiali e pastorali sia della Nunziatura Apostolica e sia della Chiesa Croata.  Segue la traduzione ad sensum dell'articolo di VL


UFFICIO DI PRESIDENZA
Messaggio nascosto per la Croazia da parte del Vaticano
Per il Vaticano l'importanza della Croazia che si sta preparando ad entrare nell'UE è così evidente che, come dice mons. Mamberti, nulla deve essere lasciato al caso.

E' passata la visita del primo ministro Zoran Milanovic in Vaticano e un simposio in Vaticano sui 20 anni di buoni rapporti tra la Croazia e la Santa Sede, e con buona fortuna si è chiuso il pellegrinaggio di ringraziamento per la visita di Papa Benedetto XVI in Croazia con la partecipazione di tutti i vescovi e di migliaia e migliaia di pellegrini, ma un dettaglio di questa storia è rimasto inosservato (o addirittura volutamente passato sotto silenzio), e sarà determinante nei rapporti della Santa Sede con la Croazia e la Chiesa cattolica in Croazia in un prossimo futuro. Si evince dalla dichiarazione del ministro degli esteri vaticano mons. Dominique Mamberti (può essere trovata sull'agenzia Zenit), che il punto focale dei rapporti dal punto di vista del Vaticano, è apertamente e chiaramente relazionato alla Nunziatura Apostolica di Zagabria, e al nuovo nunzio mons. Alessandro D'Errico, attraverso la quale il Vaticano continua ad operare nella costruzione dei rapporti istituzionali tra Stato e Chiesa, e nella realizzazione delle relazioni sociali e comunitarie della Chiesa. 
Mons. Mamberti ha anche enfatizzato l'opera e i nomi dei due ex nunzi Francisco Javier Lozano e Robert Cassari ed ha menzionato il primo nunzio Giulio Einaudi e l'attuale D'Errico al fine di caratterizzare il messaggio dal punto di vista del Vaticano rispetto alla Croazia.
Per la Città del Vaticano questo momento della Croazia è importante per diverse ragioni. In primo luogo è posta la Bosnia-Erzegovina con la questione dei cattolici e croati residenti, alla cui esistenza è legata l'esistenza stessa della Chiesa cattolica in questa area. In particolare, da Sarajevo alle Filippine la Chiesa Cattolica ha una comunità compatta, ed il suo timore è che possa scomparire completamente, e la scomparsa è minacciata non solo come un destino di civiltà, ma in gran parte come effetto dell'incuria e negligenza dei colleghi cattolici croati. A molti in Croazia, siamo onesti, sembra che in Bosnia-Erzegovina vivano eschimesi ed alieni, non una nazione omogenea della quale importa sapere se debba vivere o morire. La Chiesa cattolica in Bosnia-Erzegovina è stata inchiodata alla croce come il suo Salvatore e da anni grida aiuto, e a lei deve venire dai croati ben altro che varie forme di promesse politiche e parole o indifferenza ecclesiastica, e ben altro che lavare la coscienza con un'annuale Settimana congiunta di solidarietà con i cattolici in Bosnia-Erzegovina.
Al Vaticano preme ovviamente molto una tale "assistenza" dai croati e si è trasferito il Nunzio da Sarajevo a Zagabria, e dal discorso di mons. Mamberti emerge ovviamente per lui un ruolo di primo piano nella progettazione e nell'attuazione della politica del Vaticano in questo settore. 
[...]
[traduzione ad sensum]



domenica 11 novembre 2012

L'omaggio ad un diplomatico e uomo straordinario


STUDI STORICI E RELIGIOSI è una rivista semestrale di ricerca, documentazione e aggiornamento culturale, che da oltre un decennio raccoglie interventi e studi di ricercatori e docenti che operano nell'insegnamento superiore delle Scienze Religiose. Promossa da Luciano Orabona, docente di Storia della Chiesa a Cassino, e da mons. Fernando Angelino, direttore dell'Istituto di Scienze Religiose 'S. Paolo' di Aversa, essa ha avuto origine nel contesto diocesano aversano al tempo del vescovo Lorenzo Chiarinelli relazionandosi positivamente con le iniziative culturali di altre diocesi della Campania e con l'ambito accademico delle Università e dei Seminari Teologici dell'Italia Meridionale. La nuova serie, iniziata 5 anni fa, è ricollocata nella collaborazione elettiva con l'ISR 'S. Paolo' di Aversa che ne cura la redazione e la pubblicazione nell'ambito degli studi locali e nel campo più generale della divulgazione storica e teologica.

La rivista ha già pubblicato un corposo saggio di S. E. Alessandro D'Errico sulla Diplomazia Vaticana (A. D'Errico, Diplomazia Pontificia: compiti e principi; in: SSR a. II, n. 1, 2010) ricevendo riconoscimenti lusinghieri per la qualità e l'importanza rappresentata dall'argomento nel campo degli studi storici ed ecclesiastici. Il saggio è pubblicato anche in questo blog con un post di Agosto 2012. 
Nell'ultimo numero della rivista (SSR a. IV, n. 2, 2012) il direttore mons. Angelino ha voluto pubblicare anche la recensione a firma di Marijan Sunic tradotta in italiano del libro In Honorerm Alessandro D'Errico Apostolski Nuncij u BiH, pubblicato in croato nel 2012 a cura del giornale Vecernij List. Si è trattato di un omaggio editoriale ed augurale all'opera ecclesiale di Mons. D'Errico prodotto all'indomani della sua nomina a Nunzio Apostolico in Croazia. E significativa è apparsa la presentazione dell'intellettuale croato al convegno di Mostar del marzo 2012 realizzato poco prima della partenza del Nunzio da Sarajevo.
Su questo blog la presentazione è già stata pubblicata ad Aprile scorso; la riproponiamo, con questo post intitolato con le parole del recensore, per i significati culturali intrinseci del libro e per la sua utilità al dibattito accademico e formativo nei seminari politici e teologici.
Di seguito leggiamo prima la nota editoriale di SSR e poi l'intero intervento del prof. Šunjić .


Nell'augurare all'Arcivescovo Alessandro D'Errico, nuovo Nunzio Apostolico in Croazia, di proseguire, anche in tale territorio, la sua opera di promotore di pace e tolleranza, pubblichiamo la presentazione del libro In Honorem, l'ultimo riconoscimento pubblico tribuitogli su iniziativa di Vecernji List (Giornale della Sera), quotidiano in lingua croata più letto in Bosnia-Erzegovina, che nel 2007 e nel 2010 lo aveva proclamato 'Uomo dell'Anno' nel campo delle relazioni ecumeniche ed interreligiose.



Dr. sc. Marijan Šunjić, prof.emer.
Recensione del libro
IN HONOREM - Alessandro D'Errico, Nunzio apostolico in Bonia ed Erzegovina

            L'intenzione principale di questo libro è quello di rendere omaggio ad un diplomatico e uomo straordinario: il Nunzio Apostolico in Bosnia-Erzegovina Alessandro D'Errico. Quest’atto di omaggio lo si realizza mediante una descrizione dettagliata delle sue attività nell'ultimo tumultuoso periodo storico dal 2005 fino ad oggi. Questa presentazione sarebbe incompleta e anche incomprensibile se venisse a mancare una disamina dettagliata delle condizioni in cui il Nunzio ha operato, una descrizione della complessa situazione geopolitica delle condizioni e delle difficoltà che si sono verificate in questa parte d'Europa e attraverso le quali sono è passati la Bosnia e, in particolare, i croati cattolici. Questo quadro storico ricco e sociologico dà un grande valore aggiunto al libro.

            Il libro inizia con una prefazione del Cardinale Vinko Puljić, alla quale fa seguito un articolo introduttivo di mons. Tomo Vukšić I Romani Pontefici e il popolo croato. La maggior parte del testo è diviso in quattro capitoli e termina con una postfazione dal Vescovo Franjo Komarica.

            L'articolo del Vescovo Tomo Vukšić I Pontefici romani e il popolo croato offre una panoramica molto buona circa i rapporti storici dei Croati con la Santa Sede dagli inizi fino alla visita del papa Giovanni Paolo II a Banja Luka nel 2003. Si pone l'accento su alcuni eventi chiave quali: il riconoscimento dello Stato croato e l'approvazione della liturgia slava (Giovanni III), i rapporti con i governanti bosniaci, tra cui il destino di Caterina Vukčić Kosača, moglie del penultimo re bosniaco Stjepan Tomaš, la grande attività di Papa Sisto V, l'aiuto fornito dal Papa nella difesa dall'invasione ottomana, il tutto fino ai giorni nostri. L'autore, in forma molto argomentata, copre l'intero campo di argomenti e i diversi quadri nazionali, in cui si è trovato  in questo lungo periodo il popolo croato.
            Utilissime sono quelle parti che, in forma sintetica, parlano delle specificità e della struttura della Santa Sede, della modalità d'azione del Papa, del suo ruolo nella storia europea politica e spirituale e degli importanti cambiamenti che si sono verificati in questo campo.

            Capitolo I.  La Diplomazia della Santa Sede in Bosnia-Hercegovina comincia con l'articolo del professor dr. sc. fra Iko Skoko Il rapporto tra la Santa Sede e la Bosnia fino al riconoscimento dell'indipendenza (fino al 2000). Il tema è trattato, in parte, dall'articolo precedente, ma si concentra sulla zona della Bosnia-Erzegovina e si caratterizza per lo stile e il modo conciso dell'esposizione. Questo articolo rende particolarmente importante e dettagliata la cronologia e la descrizione di ciò che sia il professore dr. sc. Franjo Sanjek, sia l'autore chiamano il "nodo gordiano bosniaco", l'apparizione dell'eresia e tutto ciò che, dopo, è accaduto nei rapporti tra la Santa Sede e i sovrani  bosniaci (anche quelli croato-ungheresi), sia sul piano religioso che quello politico. Quello che segue è una descrizione dell'attività dei domenicani e dei francescani, le conquiste ottomane e la caduta del regno bosniaco. La sezione successiva descrive i rapporti, ancora non sufficientemente studiati, della Santa Sede dal 1463 al 1878, il processo di islamizzazione forzata e la penetrazione degli ortodossi e, infine, la difficile condizione dei cattolici come risulta dalle relazioni dei visitatori apostolici. Il periodo più recente è analizzato in forma esauriente, innanzitutto l'Impero austro-ungarico (1878-1918), quindi il Regno della Jugoslavia (1918-1941), il NDH (lo Stato Indipendente di Croazia) e la SFR Jugoslavia, il tutto fino alla disgregazione della Jugoslavia.
           Per meglio capire l'attività del Nunzio Apostolico Alessandro D'Errico, tema principale di questo libro, nell'articolo del vescovo Vukšić La diplomazia della Santa Sede e la missione del Nunzio apostolico al servizio dell'uomo e dei valori vengono, prima di tutto, descritti brevemente gli obiettivi, i principi e le modalità di azione della diplomazia della Santa Sede. Già precedentemente è stato sottolineato l'unicità della struttura e lo status della Santa Sede che è, allo stesso tempo, il centro globale e spirituale di tutti i cattolici e uno Stato nel contesto del diritto internazionale, con tutti gli attributi e le funzioni. Sia lo status della Santa Sede sia l'ininterrotta tradizione di attività lungo duemila anni, danno alla diplomazia della Santa Sede, un carattere specifico che l'autore illustra anche con l'esempio concreto di impegno in Bosnia-Erzegovina. Vorrei solo aggiungere che nella sua attività diplomatica nel territorio della disintegrata Jugoslavia, nella nuova situazione venutasi a creare, in particolare in Bosnia-Erzegovina, Croazia, Slovenia, la Santa Sede, spinta dall'urgenza della situazione, ha addirittura rinunciato ad alcuni dei suoi principi e per prima ha assunto iniziative volte a porre fine ai conflitti armati e al raggiungimento di una pace giusta. Questo si vede meglio nell'articolo del prof. dr. sc. fra Velimir Blažević L'impegno del papa Giovanni Paolo II e della diplomazia vaticana per la Bosnia-Erzegovina durante la guerra in Bosnia 1992-1995. L'articolo descrive in dettaglio e in forma documentata gli interventi pubblici del Santo Padre, la diffusione della verità sulla guerra in Bosnia-Erzegovina, gli appelli per la fine della guerra e il ristabilimento della pace, le preghiere e gli appelli a soccorrere le vittime, nonché i pressanti inviti alla riconciliazione e al perdono dopo l'interruzione dei conflitti armati. Altrettanto importante, se non più importante, è quell'attività diplomatica invisibile della Santa Sede, che si è impegnata presso la cosiddetta comunità internazionale allo scopo di intervenire e mettere la parola fine all'aggressione, così come il riconoscimento internazionale dei paesi emergenti nella speranza che questo possa contribuire a stabilire la pace. La Santa Sede è stata tra i primi Stati a riconoscere la Slovenia, la Croazia e la Bosnia-Erzegovina nell'aprile del 1992, allacciando relazioni diplomatiche e inviando  il suo primo Nunzio Apostolico, mons. Francesco Monterisi.
            I successivi tre articoli descrivono la drammatica visita pastorale di papa Giovanni Paolo II a Sarajevo nell'aprile del 1997, la visita a Banja Luka nel giugno del 2003, e anche le visite nella Repubblica di Croazia. Mons. Ivo Tomšević nell'articolo Esperienze di un Nunzio in Bosnia-Erzegovina descrive gli anni di preparazione per una visita a Sarajevo a cui ha collaborato anche il Nunzio Apostolico, con molti dettagli interessanti che illustrano tutta l'incertezza e i possibili pericoli a cui è andato incontro, coraggiosamente, il Santo Padre, a anche tutti coloro che in quei giorni hanno lavorato per l'organizzazione della visita papale. Appunto questi dettagli, visti dal punto di vista del Nunzio e degli organizzatori diretti, sono una preziosa e istruttiva testimonianza di questi eventi storici.
            Mons. Ante Orlovac nell'articolo Le due visite del papa Giovanni Paolo II in Bosnia-Erzegovina, scrive anch'egli su questi avvenimenti, in qualità di partecipante diretto, con particolare accento al clima sociale, economico e politico in cui si sono verificate le due visite papali, fornendoci quindi un altro punto di vista su questi eventi, complementare ai precedenti. Entrambi questi testi contengono una forte nota personale che impedisce loro di essere una fredda descrizione cronologica e consentendoci di comprendere meglio sia il coraggio di tutti i partecipanti sia il carattere di eventi stessi.
            Il terzo articolo, intitolato La seconda visita pastorale del Santo Padre Giovanni Paolo II in Bosnia-Erzegovina (Banja Luka, 22 giugno 2003) - Viaggio Apostolico al servizio della fede, della speranza e dell'amore, è uscito dalla penna di una persona altamente qualificata ed informata il Cardinale Angelo Sodano, ex Segretario di Stato di Sua Santità, il primo dei suoi collaboratori. La storia confermerà il ruolo di primo piano svolto dal Cardinale Sodano in tutte le missioni affidategli dal Santo Padre.
            Fanno seguito due articoli sulla regolamentazione delle questioni giuridiche tra la Santa Sede e la Bosnia-Erzegovina dopo il raggiungimento dell'indipendenza. Il vescovo mons. Tomo Vukšić nell'articolo Le relazioni tra la Santa Sede e la Bosnia-Erzegovina – dal riconoscimento dell'indipendenza fino ad oggi, fa l'analisi di due importanti documenti:  l’Accordo di base tra la Santa Sede e la Bosnia-Erzegovina, e l’Accordo tra la Santa Sede e la Bosnia-Erzegovina circa l’assistenza religiosa ai fedeli cattolici, membri delle Forze Armate di Bosnia-Erzegovina.
            Va posto l'accento sul fatto che, negli ultimi tempi, la definizione della posizione dei fedeli cattolici e delle relazioni della Santa Sede con gli altri paesi non sono più regolate da concordati, ma da accordi molto più flessibili e realistici come è stato fatto, per esempio, nel caso della Repubblica di Croazia: questo esempio è stato seguito da altri paesi post-comunisti. Data l'importanza di questo nuovo approccio vengono elencate le singole parti dell'articolo che meritano un'attenta lettura per la comprensione: Preparazione dell'accordo; Riferimento ai principi, Personalità giuridica, Libero esercizio della missione apostolica, Libertà di culto, Beni temporali della Chiesa, Istituti educativi e caritativi, forze militari e di sicurezza; la Questione dei matrimoni, i Possibili problemi e la ratifica dell'Accordo, il Protocollo aggiuntivo all'accordo di base tra la Santa Sede e la Bosnia-Erzegovina.
            Il vescovo Vukšić, nei due successivi brevi articoli, fornisce una panoramica comparativa di questi rapporti nella regione multiconfessionale in cui si trova la Bosnia-Erzegovina. Il primo articolo L'Accordo di base tra la Santa Sede e il Montenegro, e poi L'importanza ecumenica, dialogica e politica dell'Accordo della Bosnia-Erzegovina con la Santa Sede, con i capitoli: La Bosnia-Erzegovina e il Montenegro più vicini agli standard europei, La Chiesa Cattolica non vuole privilegi, La parità di diritti per tutte le comunità religiose.
            Questi due articoli sono una buona integrazione e spiegazione di alcuni importanti elementi degli Accordi sopraccitati; a tutto questo si collega bene anche l'articolo L'Accordo di base tra la Santa Sede e la Bosnia-Erzegovina nel rapporto con la comunità ortodossa e mussulmana, uscito dalla penna di mons. Pietro Parolin, ex sottosegretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati e attualmente Nunzio Apostolico in Venezuela. Questo testo, in realtà, si basa su una lezione tenuta, nel 2009, durante una conferenza internazionale dal titolo: „The Holy See and the States of Post-Communist Europe. Key Aspects of their Relations Twenty Years after the Fall of the Berlin Wal“, presso la Pontificia Università San Tommaso d'Aquino. Esso si compone di tre parti. La prima tratta della situazione storica delle comunità religiose in Bosnia-Erzegovina nel contesto politico e sociale. La seconda parte descrive le fasi più importanti della preparazione, firma, ratifica e modifica del già nominato Accordo di base e del Protocollo Addizionale; mentre la terza parte discute l'importanza dell'Accordo nel suo significato ecumenico e interreligioso. Notiamo che c'è una grande copertura riguardo la trattazione di questi temi anche negli altri articoli di questo libro rivista ma, il particolare valore di questo testo deriva dal fatto che su questi temi scrive un autore di grande esperienza che gli consente di avere, su tutti questi problemi, una visione più ampia - specialmente di tipo giuridico – e un'altra prospettiva di tipo complementare.
            Nell'articolo L'erezione della Facoltà teologica cattolica, il vescovo Tomo Vukšić scrive su questo importante evento grazie al quale la Facoltà di teologia cattolica è stata inserita nell'Università di Sarajevo il 28 febbraio 2011, con la firma dell'Accordo di diritti e doveri reciproci con l'Università di Sarajevo, e dopo che il Cardinale Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione romana per l'Educazione Cattolica, ha firmato il  decreto con il quale si eleva la Teologia Cattolica Vrhbosna di Sarajevo - la più antica istituzione di istruzione superiore in Bosnia-Erzegovina - al livello di facoltà teologica. Questo evento è frutto di anni di preparazione a cui ha partecipato anche il Nunzio Apostolico Alessandro D'Errico.

            (Il Capitolo II dal titolo Il messaggero di pace: l'arcivescovo Alessandro D'Errico, è dedicato alla descrizione dettagliata della vita e dell'opera del Nunzio Apostolico. Si inizia con un reportage sul suo luogo natale Frattamaggiore, vicino Napoli, segue poi una descrizione del suo percorso sacerdotale a partire dall'ordinazione avvenuta il 24 marzo 1974. Zoran Krešić e l'ex segretario del Nunzio, Valdemar, hanno preparato una breve presentazione della carriera diplomatica del Nunzio, durante la quale ha prestato servizio nelle Nunziature apostoliche in tutto il mondo: in Thailandia (dal 1977 al 1981), in Brasile (dal 1981 al 1984), in Grecia (dal 1984 al 1986), in Polonia (1992-1998) e in Pakistan (dal 1998 al 2005).-paragrafo da rivedere
            L'articolo successivo Raccolta delle più significative omelie, conferenze, discorsi, interviste, lettere e di altri interventi pubblici del Nunzio Alessandro D'Errico, preparati da Zoran Krešić è molto interessante, perché illustra la persona del Nunzio da un altro punto di vista meno formale - come uomo e come amico. L'articolo consiste, come da titolo, in una raccolta dei suoi discorsi tenuti in varie occasioni e in luoghi diversi. Essi rivelano che il Nunzio non solo possiede un'ottima conoscenza della storia dei Croati cattolici nella regione, con tutti i momenti belli e difficili, ma anche una familiarità con i tanti problemi e dolori che attualmente affliggono i Croati.
            Si può poi notare qualcosa di insolito che lo fa discostare dalla solita prassi  „diplomatica“ e dal riserbo: il Nunzio si identifica con le persone a cui si rivolge, condivide le loro preoccupazioni e sofferenze ma, allo stesso tempo, come un buon pastore e rappresentante del Sommo Pontefice, indica loro la strada giusta e li incoraggia. Sorprende la sua conoscenza delle circostanze e ancor di più la prontezza all'impegno concreto e, „senza peli sulla lingua“, la cura dei giusti interessi degli emarginati e delle persone lese.  Particolarmente interessante è l'intervista del Nunzio con il giornalista Jozo Pavković, in cui si espone una visione generale della sua vita e le sue opinioni personali sulle questioni trattate in questo libro.

            Il Capitolo III intitolato Le testimonianze – i racconti sul Nunzio, contiene le  dichiarazioni sul Nunzio rilasciate da persone pubbliche e famose: i presidenti della Repubblica di Croazia e del Montenegro, un membro presidenziale della Presidenza della Bosnia-Erzegovina, il Presidente della Repubblica Serba e altre illustri personalità. Anche se ciò che meglio descrivere la figura del Nunzio è il suo lavoro e le sue parole, come testimoniano i testi di questo volume, l'immagine è ben completata dalle numerose dichiarazioni di elogio, rilasciate  sulla base di posizioni molto diverse e di esperienze personali.

            Il Capitolo IV contiene gli allegati che riguardano i documenti giuridici, presi in esame  in forma dettagliata anche nel capitolo I. Essi sono stati preparati dal vescovo Tomo Vukšić. Sono i testi bilingue (inglese-croato) dei Trattati tra la Santa Sede e la Bosnia-Erzegovina: l’Accordo di base tra la Santa Sede e la Bosnia-Erzegovina, il Protocollo Addizionale all'accordo tra la Santa Sede e la Bosnia-Erzegovina, l’Accordo tra la Santa Sede e la Bosnia-Erzegovina circa l’assistenza religiosa ai fedeli cattolici, membri delle Forze Armate di Bosnia-Erzegovina e il testo (italiano-montenegrino) dell'Accordo di Base tra la Santa Sede e il Montenegro. Questa raccolta di saggi, dedicata al Nunzio Apostolico in Bosnia Erzegovina Alessandro D'Errico, si conclude con una calorosa postfazione del vescovo Franjo Komarica.
            Permettetemi di concludere. Da quanto detto è evidente che questo libro ha molti  livelli e raggiunge diversi obiettivi importanti.
            • La descrizione dell'azione e della luminosa figura del Nunzio Apostolico Alessandro D'Errico è il modo migliore di riconoscimento e di apprezzamento per l'impegno saggio e generoso a favore del popolo croato e di tutti gli altri cittadini della Bosnia-Erzegovina.
            • L'attività del Nunzio Apostolico, inserita nel necessario quadro politico e sociale,  consente una corretta valutazione e apprezzamento delle sue posizioni e di quelle della Santa Sede, o più precisamente del Capo della Chiesa cattolica, sia nell'immediato che  nella storia precedente. Sono state anche offerte indicazioni utili sulla struttura e sul lavoro diplomatico della Santa Sede.
            • Un aspetto importante di questa attività è la descrizione dettagliata degli sforzi della Santa Sede e, in particolare, del papa Giovanni Paolo II per l'instaurazione della pace in Bosnia-Erzegovina e delle sue visite apostoliche, attraverso le quali, si possono vedere come tutte le procedure si sono distaccate dalla prassi diplomatica abituale della Santa Sede.
            • In forma esauriente sono presentati gli Accordi tra la Santa Sede e la Bosnia-Erzegovina, come importante fattore di nuove relazioni, con una loro analisi comparativa che permette di analizzare meglio ciò che - secondo questi accordi - potrebbe e dovrebbe essere la posizione dei cattolici nella multiconfessionale Bosnia-Erzegovina.
            • Attraverso la descrizione dell'attività e delle parole del Nunzio Apostolico Alessandro D'Errico, pronunciate in numerose occasioni negli incontri con i fedeli, questo libro trasmette il suo messaggio di speranza e di incoraggiamento, tanto necessario in questi tempi difficili, a tutti i cattolici e a tutti i cittadini della Bosnia-Erzegovina.



Colloquio con il Ministro della Giustizia


Alla tornata conclusiva del grande pellegrinaggio nazionale dei Croati a Roma, realizzato dal 5 al 9 Novembre scorso come evento religioso culminante di una serie di avvenimenti che hanno celebrato le relazioni tra la Croazia e la Santa Sede (vedi post precedenti), l'attività del Nunzio Apostolico a Zagabria è ripresa con l'incontro con il Ministro della Giustizia Orsat Miljenić.
Il comunicato della Nunziatura, rilanciato in rete da numerose agenzie, parla di un cordiale colloquio che ha avuto per argomenti la recente visita del Primo Ministro in Vaticano, le relazioni bilaterali, e lo spirito della tradizionale amicizia tra la Croazia e la Santa Sede.
Sicuramente si continua un dialogo che può fare affidamento sulle istanze più profonde di una cultura politica e di una religiosità, quelle del popolo croato, che hanno avuto modo ulteriore di riconoscersi e rappresentarsi in maniera chiara ed efficace sulla scena 'universale' dei rapporti ecclesiali ed internazionali.

2012/11/08 20:04 | | IKA E – 145720/11
Il Nunzio D'Errico in visita dal Ministro della Giustizia
Hanno discusso le relazioni bilaterali tra la Santa Sede e la Croazia ed hanno confermato la volontà di consolidare la tradizionale amicizia
Zagabria (IKA) - Il Nunzio Apostolico nella Repubblica di Croazia, l'Arcivescovo Alessandro D'Errico ha visitato l'8 Novembre il ministro della Giustizia Orsat Miljenić . Nel corso del cordiale colloquio si è parlato in particolare della recente visita in Vaticano del primo ministro croato Zoran Milanovic. Si è anche discusso sullo stato attuale delle relazioni bilaterali ed hanno ribadito la volontà di consolidare la tradizionale amicizia tra la Croazia e la Santa Sede.
Il Nunzio è stato accompagnato dal consulente della Nunziatura Apostolica, mons. Mauro Lalli e da O. Ivica Chadash. Comunicato della Nunziatura. (Traduzione ad sensum)



mercoledì 7 novembre 2012

Il pellegrinaggio dei Croati a Roma


Sono stati calcolati ad oltre 5000 i pellegrini croati, accompagnati dai loro vescovi e sacerdoti, recatisi a Roma per il pellegrinaggio nazionale dal 5 al 9 Novembre 2012 in ringraziamento per la visita del Papa in Croazia lo scorso anno.
L'importante evento di carattere religioso completa un percorso (vedi gli ultimi post di ottobre di questo blog) che ha ricevuto attenzione e preparazione ai vari livelli della vita sociale ed ecclesiale, coinvolgendo Governo ed Istituzioni civili e le varie realtà della Chiesa in Croazia, dalla Conferenza Episcopale alla Nunziatura Apostolica.
Le agenzie parlano del gran numero di fedeli croati mai visto prima in Piazza San Pietro. Certamente si tratta di un evento significativo per un popolo europeo consapevole delle sue radici storiche cristiane e della rilevanza della sua testimonianza nel mondo contemporaneo.
Il dialogo con Benedetto XVI all'udienza del Mercoledì 7 Novembre ha sottolineato le tappe 'teologiche' del percorso ecclesiale che impegna la Chiesa croata in questo pellegrinaggio realizzato all'apertura dell'Anno della Fede: la famiglia. la fede e l'evangelizzazione. La famiglia che è stato il valore esaltato durante la visita del Papa in Croazia, la fede come “desiderio di Dio inscritto nel cuore dell'uomo” che va riscoperta nell'esperienza ecclesiale e consolidata nell'anno pastorale ad essa dedicato, e la nuova evangelizzazione che ha impegnato il lavoro e la ricerca del recente Sinodo dei Vescovi e che deve caratterizzare il nuovo cammino pastorale della testimonianza cristiana.
Il percorso dei Croati verso Roma, soprattutto per quelli giunti in Italia attraverso l'Adriatico, ha incrociato anche le mete religiose di Loreto e di Assisi, evidenziando anche i forti riferimenti 'francescani' della loro religiosità legati al passaggio storico del Poverello per la loro terra quando nel XIII secolo volle recarsi in Terra Santa.
Momenti cruciali del pellegrinaggio, che culmina con la celebrazione dell'Eucaristia in San Pietro sulla tomba dell'Apostolo, sono state anche le celebrazioni in San Giovanni Laterano e nella Basilica di San Paolo fuori le mura.
Seguono l'indirizzo di saluto del Papa ai pellegrini croati nell'udienza del mercoledì 7 Novembre e i link ai commenti delle agenzie.

BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE,
Piazza San Pietro
Mercoledì, 7 novembre 2012

Saluto con particolare gioia voi pellegrini della Croazia, che siete venuti, guidati dai vostri Pastori, a ringraziare per il mio viaggio apostolico dell’anno scorso nella vostra Patria. L’incontro vissuto insieme a Zagabria è stato nel segno della famiglia; il vostro arrivo adesso a Roma si situa nell’Anno della Fede; inoltre si è appena conclusa l’Assemblea generale del Sinodo dei Vescovi, sulla nuova evangelizzazione. La famiglia, la fede e l’evangelizzazione vanno inscindibilmente insieme. Infatti, come ebbi a dirvi in occasione della Giornata nazionale delle famiglie cattoliche croate: “le famiglie cristiane sono una risorsa decisiva per l’educazione alla fede, per l’edificazione della Chiesa come comunione e per la sua presenza missionaria nelle più diverse situazioni di vita”. Cari amici, vi invito a pregare in famiglia e per la famiglia. Domani quando celebrerete in questa Basilica l’Eucaristia e sulla tomba dell’apostolo Pietro confesserete la vostra fede, ricordatevi di coloro che ve l’hanno trasmessa. Sappiate testimoniare con coraggio, a tutti, la gioia e la bellezza della fede in Gesù Cristo. Benedico di cuore voi e vostri cari. Siano lodati Gesù e Maria.
L'udienza su vatican.va



La Santa Messa nella basilica di San Pietro dei pellegrini Croati
Durante questo pellegrinaggio vogliamo confermare la fedeltà millenaria alla Chiesa e al Vicario di Cristo, e allo stesso tempo vogliamo testimoniare la credibilità della nostra vita religiosa” ha detto il presidente CBC.
CITTA 'DEL VATICANO, (IKA)- I partecipanti al pellegrinaggio croato si sono raccolti l'8 Novembre sulla tomba di Pietro insieme con i loro pastori, ed hanno rinnovato la loro fede e la gratitudine a Papa Benedetto XVI per la sua ultima visita in Croazia.
La Concelebrazione eucaristica è stata presieduta dal cardinale Josip Bozanić, arcivescovo di Zagabria insieme con due dozzine di arcivescovi e vescovi e con circa 200 sacerdoti presso l'altare maggiore della basilica; e il sermone è stato tenuto da Mons. Marin Srakic presidente della Conferenza Episcopale Croata e vescovo di Djakovo Osijek.


Dall'omelia di Mons. Srakic 
"Vogliamo approfondire il mistero della fede che professiamo, celebriamo viviamo e preghiamo, e vogliamo in questo Anno della fede realizzare il compito della nuova evangelizzazione, che ci chiede la fede di Pietro e l'impegno di Paolo. Così come è testimoniato dai nostri antenati e da uomini del nostro tempo come il Beato Alojzije Viktor Stepinac, il martire, e da un grande amico della nazione croata benedetta, Papa Giovanni Paolo II. Dobbiamo essere grati a Dio per un compito grande e impegnativo di evangelizzazione della nostra nazione che non deve partire da zero oggi, e che è possibile continuare trovando nel 14° centenario delle radici del nostro patrimonio spirituale e culturale un forte punto d'appoggio per gli sforzi preziosi delle nostre chiese locali e delle comunità parrocchiali. Tuttavia siamo consapevoli che un numero crescente di cittadini, anche se sono battezzati, rimangono ai margini della vita della chiesa, lontano dai sacramenti e dalla sete di senso e pace interiore che solo è in grado di consentire di incontrare la persona di Gesù Cristo. Questi costituiscono un appello per una nuova evangelizzazione per la nostra nazione, segnata da mutate circostanze sociali e culturali. Dobbiamo cercare nuovi metodi e operare sforzi pastorali e catechetici che esprimono il rinnovato entusiasmo per la nostra fede personale di preti, monaci e monache, e di tutti i fedeli verso una rinnovata esperienza di comunione ecclesiale, la gioia della vita matrimoniale e familiare e la testimonianza di responsabilità cristiana e ottimismo ", ha detto nella sua omelia, il presidente della CBC. (Traduzione ad sensum)


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