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domenica 10 maggio 2015

Visita pastorale a Split e Hvar

Quasi una tradizione, nel periodo che segue la Pasqua, per il Nunzio Apostolico in Croazia recarsi in visita pastorale nei luoghi ecclesiali della Dalmazia (vedi questi post del 2013 e del 2014 riguardanti la visita all'arcidiocesi di Spalato (Split) e l'ostensione delle reliquie di San Doimo). Quest'anno il mezzo migliaio di chilometri che separano Zagabria dalla sponda adriatica di Split sono stati percorsi in auto dal Nunzio con la prospettiva di trascorrere anche qualche giorno sull'isola di Hvar ospite della Chiesa locale che celebra la festa patronale del martire San Prospero.
La passione per l'Agiografia e il richiamo delle Tradizioni religiose popolari, sono sentimenti fortemente avvertiti dal Vescovo D'Errico che impreziosiscono di grandi valori ecclesiali la sua testimonianza apostolica ed il suo servizio di rappresentante della Santa Sede in Croazia. Deve aggiungersi anche la particolarità della Dalmazia come luogo di grandi tradizioni storiche ed agiografiche che si sono originate con il primo e più antico cristianesimo in Europa.
La lunga strada del ritorno alla Nunziatura di Zagabria, per la mezzanotte di domenica 10 Maggio 2015, sarà sicuramente per il Nunzio una occasione di riflessione spirituale e di gratitudine al Signore per il suo ministero itinerante che lo vede impegnato a portare il segno della Chiesa e del Papa nei luoghi che egli raggiunge per la Croazia.

Il 7 Maggio 2015 Mons. D'Errico ha partecipato alla celebrazione eucaristica sul lungomare di Spalato dove si è svolta una lunga processione e dove si sono riunite migliaia di persone intorno alla mensa insieme con un folto numero di vescovi, sacerdoti, ministri e religiosi. Alla cerimonia ha presenziato anche la Presidente della Repubblica di Croazia, la Signora Kolinda Grabar-Kitarovic, insieme con altre personalità del governo e della società civile. Sul portale dell'Arcidiocesi di Spalato è stato postato un lungo commento con una bella galleria fotografica, ed è stato riportatata quasi per intero l'omelia del vescovo Duro Hranić. Un'altro ampio commento lo si può leggere su IKA.

Il Nunzio Apostolico in Croazia è stato ospite della Chiesa locale di Hvar dall'8 al 10 Maggio 2015 con una agenda pastorale che lo ha visto partecipe alla vita ecclesiale e civile dell'isola.
Il giorno 8 Maggio 2015, al suo arrivo, Mons. D'Errico è stato accolto ufficialmente nella Cattedrale dell'Isola, e nel clima della Vigilia della Festa di San Prospero, Patrono della Diocesi, ha ricevuto i saluti del Vescovo e delle rappresentanze cittadine. Ha partecipato poi con il Vescovo e con il Clero locale alla solenne liturgia dell'apertura del sacello del Santo Patrono per l'ostensione della sua reliquia.


Il giorno 9 al mattino, insieme con il Vescovo di Hvar Mons. Slobodan Stambuk e con p. Ivica Hadas s.j., Mons. D'Errico ha visitato il monastero delle benedettine. Un portale dalmata dedicato, come pure l'agenzia IKA, riporta i concetti che il Nunzio ha espresso nel dialogo con la Madre Superiora. Li leggiamo nella traduzione ad sensum dal croato.

"Sono venuto a portare una speciale benedizione papale. Conto sulle vostre preghiere. Voglio ricordare che Papa Francesco fa affidamento soprattutto sulle contemplative come voi. Papa Francesco cerca di portare la Chiesa alla semplicità del Vangelo e al dinamismo della testimonianza. Abbiamo un Papa che è pieno dello Spirito Santo che imprime un grande dinamismo alla Chiesa; e di ciò parlerò nella omelia durante la celebrazione di San Prospero. Dobbiamo rinnovare la nostra devozione. Pietro che è il capo degli Apostoli ha la missione di stabilire noi nella fede".
La Reverenda Madre Ana Vukas ha brevemente informato il Nunzio sulla vita e sulla missione delle suore benedettine di Hvar, che è attualmente sono nove nel convento. Ha sottolineato che le suore del monastero di Hvar, come ordine benedettino, sono molto impegnate nella liturgia. In particolare esse producono pizzi fatti a mano dalla pianta di agave e famosi in tutto il mondo. Ha ricordato che il pizzo di agave è un bene culturale tutelato dall'UNESCO. Al termine della riunione, che si è svolta in un'atmosfera piacevole la Madre Vukas ha donato al Nunzio D'Errico una croce realizzata in pizzo di agave.

La visita al mattino del Nunzio si è protratta fino all'incontro con il Sindaco di Hvar. Mons. D'Errrico ha avuto modo di esprimere il suo compiacimento per la bellezza ambientale dell'isola, per le attrattive turistiche, per le capacità produttive degli isolani, per la loro bella accoglienza e per il senso della religiosità che si nota nel rispetto e nel dialogo della popolazione con i religiosi e i sacerdoti locali. Gli operatori del turismo locale che si sono incontrati con il Nunzio hanno avuto modo di guidarlo nella visita e di proporgli un saggio delle tradizioni culturali e delle bellezze monumentali dell'isola che ha molti luoghi, come il centro storico, che sono patrimonio dell'UNESCO.
Commenti approfonditi circa la visita del Nunzio a Hvar sono stati pubblicati dai portali locali e dai principali delle agenzie cattoliche.

Il momento culminante della visita pastorale del Nunzio a Hvar è stata la Celebrazione eucaristica in onore del martire San Prospero seguita dalla tradizionale processione con la sua reliquia per le vie dell'isola. Il Vescovo D'Errico ha presieduto la celebrazione ed ha tenuto una bella omelia che ha recuperato la storia agiografica del santo ed ha illustrato il significato attuale dell'esempio del martire San Prospero.

Faccio seguire il testo intero dell'omelia preparato direttamente dal Nunzio Apostolico.   


 FESTA DI SAN PROSPERO
Omelia del Nunzio Apostolico
(Hvar, 9 maggio 2015)
Sono contento che il nostro incontro abbia luogo oggi, nella festa di San Prospero, un Martire-testimone di fede, che può insegnare molto anche a noi. Purtroppo, come sapete, non ci sono pervenuti molti elementi circa la sua vita. Ma sappiamo la cosa più importante; e cioè, che egli fu Martire per la fede nei primi secoli dell'era cristiana, e che le sue reliquie furono conservate nelle catacombe di Roma. Poi arrivarono qui a Hvar secoli più tardi; e dal 10 maggio 1671 si cominciò a celebrare la sua festa in questa data.

Nei giorni scorsi, pensando alla gioia di questa Visita alla Diocesi di Hvar, mi sono posto sopratutto una domanda: Cosa può insegnare San Prospero a noi oggi? Ebbene, la risposta è stata facile. Lui che diede la suprema testimonianza di fede con il suo sangue, invita anche noi ad essere testimoni coerenti e coraggiosi, come lo fu lui in tempi difficili.

Pensando a San Prospero, mi sono tornate alla mente le parole di Gesù che ascoltiamo spesso durante questo tempo pasquale: ”Sarete miei testimoni”. E' interessante questa insistenza di Gesù. Egli vuole mettere in chiaro che la missione che ha ricevuto dal Padre Celeste non vuole portarla a compimento da solo. Il Maestro vuole associarci a Lui, e domanda che ciascuno faccia la sua parte, con zelo e responsabilità, nella costruzione del Regno di Dio. Questo l'hanno capito bene i grandi Santi - e in particolare i Martiri - che con il loro esempio e il loro sangue hanno dato la più alta testimonianza di fede.

Evidentemente, queste parole di Gesù valgono per ogni epoca; ma esse sono di particolare attualità oggi, quando il Santo Padre Francesco propone con insistenza un rinnovato impegno di tutti, dinanzi alle sfide dell'ora presente, per una nuova fase evangelizzatrice della Chiesa.

Ecco allora il primo insegnamento di San Prospero. Come lui, anche noi dobbiamo essere testimoni di fede. Anche noi dobbiamo fare buon uso dei talenti ricevuti. E questo riguarda tutti i membri del popolo di Dio (Vescovi, Sacerdoti, Religiose, Religiosi, e fedeli laici), senza differenze, nessuno escluso.

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In secondo luogo, mi sono posto un’altra domanda: In concreto, cosa possiamo fare per realizzare la nostra testimonianza, nelle circostanze specifiche della nuova evangelizzazione auspicata dal Santo Padre? Nella riflessione e nella preghiera, ho trovato alcuni elementi stimolanti, che vorrei indicare pure a voi, partendo dalle riflessioni che il Santo Padre ha elaborato nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, e ripete spesso, sopratutto nelle omelie che quasi ogni giorno fa a Santa Marta. Che cosa propone il Papa, per il nostro impegno di testimonianza evangelizzatrice oggi?

1. Anzitutto egli dice che dobbiamo prendere sul serio le ultime parole di Gesù. Sono sempre importanti le ultime parole di una persona cara. Tanto più devono essere per noi quelle del Maestro, prima di far ritorno al cielo: “Andate nel mondo intero, annunciate la Buona Novella a tutti i popoli”. Questo deve essere il punto di partenza della nostra testimonianza oggi.

Da ciò viene una conseguenza ovvia. Gesù ci chiede di andare. Questo significa che non possiamo restar fermi. Non possiamo limitarci ad amministrare ciò che abbiamo ereditato da un passato glorioso di fede. Al contrario, bisogna avere un atteggiamento attivo. Bisogna andare, uscire per le vie del mondo, con spirito missionario. In breve, dobbiamo adoperarci tutti per costruire una Chiesa in uscita.

Notiamo anche - e questo è molto importante - che la testimonianza missionaria che Gesù domanda, deve estendersi a tutte le attività della Chiesa. E cioè, essa non può ridursi soltanto all'ambito della proclamazione della Buona Novella in terre lontane, a coloro che ancora non conoscono Gesù o l’hanno sempre rifiutato. Questo certamente è molto importante, ed è un campo in cui - grazie a Dio - la Chiesa in Croazia si è sempre distinta.

 Ma le ultime parole di Gesù intendono animare e vivificare pure il campo della pastorale ordinaria, che riguarda i fedeli che frequentano regolarmente le nostre comunità. Anche ad essi, anche a noi Gesù rivolge il Suo invito e chiede una testimonianza missionaria, nella vita di ogni giorno.

2. In questo impegno di costruzione di una Chiesa in uscita, il Santo Padre chiede di avere una cura particolare per le periferie, quelle materiali e quelle esistenziali. E cioè, per i poveri e per i lontani, che di più hanno bisogno di una parola di consolazione e di conforto. In questo senso, nella nostra testimonianza dobbiamo privilegiare una cultura della solidarietà, dell'incontro, della comunione, del dialogo: con un atteggiamento rispettoso verso tutti, senza tuttavia rinunciare ai presupposti fondamentali della nostra fede.

3. Come le prime comunità cristiane, anche noi dobbiamo trasmettere la gioia che ci viene dall'incontro con il Signore Risorto. Non ha senso vedere cristiani tristi e melanconici, come se stessero partecipando ad una veglia funebre. E neppure ha senso vedere cristiani inamidati. E cioè, rigidi e formalisti, che hanno sempre di qualcosa di cui lamentarsi. La nostra gioia è grande, viene dalla certezza che Gesù è risorto; dalla consolante consapevolezza che nella risurrezione troviamo il sigillo di Dio sulla parola e sulla Buona Novella del Maestro; dalla fede - ogni giorno rinnovata dallo Spirito - che Lui è la vita, Lui è la verità, e Lui è la via.

E neppure possiamo accontentarci di comunicare questa gioia solo a quelli che ci sono cari o ci sono vicini. Dobbiamo allargare sempre lo sguardo agli orizzonti di Gesù, che chiede di andare ed annunciare la Buona Novella a tutti i popoli.

4. Nel ripensare la nostra testimonianza di Chiesa sull'esempio dei Santi - ed in particolare dei Martiri - è urgente che tutti ci rendiamo conto che il primo soggetto di evangelizzazione non siamo noi, ma è lo Spirito Santo che guida la Chiesa. Perciò, dobbiamo renderci docili all'azione dello Spirito.

Perciò, si può ben capire perché il Papa ripete con insistenza l’invito a farci muovere dallo Spirito di Dio; a metterci ogni volta in discussione, con povertà di spirito, dinanzi alle sorprese di Dio, che lo Spirito Santo non cessa di suscitare anche per noi; ad abbandonare il criterio del "si è sempre fatto così" (Evangelii Gaudium, 33); ad essere semplici nella nostra testimonianza e nel nostro annuncio; a farci audaci e creativi nel ripensare le strutture, lo stile e i metodi dell'evangelizzazione.

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Miei cari fratelli e sorelle, affido le speranze e i progetti della Chiesa di Dio che è in Hvar alla materna protezione di Maria; e a quella di San Prospero, che - con il suo esempio - invita a seguirlo per le vie del mondo, con zelante e perseverante impegno di testimonianza.

Siano loro ad ottenere per il vostro degno Pastore, il Vescovo Štambuk, e per tutto il polo di Dio di questa bella Diocesi, abbondanza di benedizioni e di grazie; e specialmente, tanta luce e tanta forza per accogliere ed attuare le direttive del Santo Padre Francesco per una nuova fase di testimonianza evangelizzatrice della Chiesa. Amen! 


sabato 12 ottobre 2013

Celebrazione a Zara della festa di San Simeone

Il giorno 8 ottobre la città di Zara, la principale della Dalmazia, celebra la festa di San Simeone, il suo amato Patrono, che fu il primo “giusto” in Israele a riconoscere il Salvatore nel Bambino Gesù presentato da Giuseppe e da Maria al Tempio di Gerusalemme. Il Vangelo (Lc 2, 25-32) lo presenta come “uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui” e che poté finalmente chiedere congedo al Signor (cantico "nunc dimittis" della compieta) perché i suoi occhi “hanno visto la tua salvezza preparata da te davanti a tutti i popoli”.
Il Santuario dedicato al Santo in Zara è uno dei luoghi più significativi del pellegrinaggio in Croazia. Il corpo di San Simeone si venera in esso dal XIII secolo e fu portato da un nobile crociato in navigazione verso Venezia che lo aveva devotamente traslato dalla Siria. La narrazione agiografica della traslazione e della presenza della reliquia di Simeone a Zara registra anche una controversia con Venezia che pure ha dedicato al santo una chiesa. Questa narrazione è ricca di riferimenti storici e rappresenta il fondamento devozionale sia della dedicazione della chiesa patronale e sia della grande arca di legno rivestita d'argento, considerata l'opera più notevole e preziosa dell'arte orafa croata, fatta costruire dalla regina Elisabetta nel XIV secolo per contenere il corpo di San Simeone.
Zara è una città ricca di storia antica, di archeologia romana e di espressioni monumentali dell'arte cristiana bizantina e romanica medievale, come la cattedrale di Santa Anastasia, la basilica di San Donato ed altri luoghi del complesso episcopale urbano. In essa particolare rilievo assume anche il patrimonio storico-religioso legato alla celebrazione di San Simeone, la cui arca viene devotamente aperta ogni anno nel giorno celebrativo per offrire ai fedeli e ai pellegrini la visione del suo corpo intero.
La celebrazione serotina del Nunzio Apostolico nel santuario di San Simeone, invitato nel giorno della festa patronale da Mons. Želimir Puljić arcivescovo di Zara, è stata annunziata e commentata dalle agenzie cattoliche ed è stata seguita e raccontata sul portale dell'Arcidiocesi di Zara. L'agenzia IKA ha dedicato un ampio commento all'omelia del Nunzio ed al suo messaggio spirituale. Ines Grbic, che ha postato una bella descrizione della celebrazione sul portale dell'Arcidiocesi, ha messo in risalto i contenuti pastorali ed ecclesiali dello scambio dialogale, ispirato al magistero e agli auspici di Papa Francesco, avutosi tra il Nunzio Apostolico in Croazia ed il vescovo di Zara che è Presidente della Conferenza Episcopale Croata. Ha anche narrato i sentimenti dell'incontro fraterno e caloroso che si è avuto tra i due Vescovi, i quali hanno annunciato di voler celebrare insieme il 40° anniversario della loro ordinazione sacerdotale avvenuta per ambedue nello stesso giorno del 24 Marzo del 1974.
Il post sul portale dell'Arcidiocesi evidenzia anche i contenuti del discorso di accoglienza di Mons. Puljić che ha ripercorso la travagliata storia recente della Croazia e le vicende della Chiesa croata evidenziando la gratitudine per l'opera di Giovanni Paolo II. Il post è arricchito da una bella galleria fotografica che da il segno della grande partecipazione, del popolo e del clero, e dei momenti più significativi e devoti della celebrazione in onore di San Simeone.

Di seguito leggiamo il testo intero dell'omelia di S. E. Mons. Alessandro D'Errico, ricca dei messaggi spirituali ed esortativi riferiti all'exemplum del Santo ed attualizzati rispetto alle problematiche della chiesa locale e croata.

Festa di San Simeone, Patrono di Zadar
Santuario di San Simeone in Zadar
(8 ottobre 2013) 

         Rendo grazie alla Provvidenza di Dio, per la gioia che mi da’ oggi di celebrare con voi la Festa di San Simeone. E’ un giorno importante specialmente per Zadar, che ha scelto San Simeone come Patrono della città. Perciò ho accolto volentieri l’invito del vostro Arcivescovo, Mons. Želimir Puljić. Insieme con lui, in questa Santa Messa affido a San Simeone i progetti e i programmi della Chiesa di Dio che è in Zadar, e prego che la sua intercessione ottenga per ciascuno d voi abbondanza di benedizioni e di grazie.

         Sono grato al carissimo Arcivescovo Puljić non solo per l’invito a presiedere questa Eucarestia, ma anche per le parole di benvenuto che mi ha rivolto e per la fraterna cordialità con cui mi ha accolto. Saluto fraternamente i sacerdoti, i religiosi, le religiose, gli operatori di pastorale, e in particolare il Parroco di questo storico Santuario, Don Josip Lenkić. A tutti sono onorato di portare una speciale Benedizione del Santo Padre Francesco, che sarò felice di impartire al termine di questa Santa Messa.

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Miei cari Fratelli e Sorelle,

         Per la nostra meditazione, vorrei contemplare insieme a voi la scena che il Vangelo di Luca propone al nostro sguardo di fede. Come abbiamo ascoltato, Simeone era una persona anziana, alla quale lo Spirito Santo aveva preannunziato che avrebbe visto il Messia. San Luca lo descrive come “giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele”. Era un uomo “giusto”, e cioè santo. Un uomo distaccato dai pettegolezzi e dai discorsi inutili del mondo. Un uomo saggio e di preghiera. Una persona che viveva “nel timor di Dio”, conscio di trovarsi sempre alla Sua presenza.


Viene il giorno della presentazione di Gesù Bambino al Tempio, secondo la Legge. Ed ecco arriva Simeone, che riconosce in Gesù il Messia e lo stringe tra le braccia, benedicendo il Signore.

San Simeone fu dunque uno dei primi a “vedere” Gesù (Gv. I, 39; XII, 21) - e cioè, a riconoscerLo - e a prenderLo tra le braccia. Non solo. Le brevi note del Vangelo che ci parlano di lui, ci indicano anche un cammino spiri-tuale, sul quale vorrei soffermarmi per una breve riflessione.

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Di San Simeone, come abbiamo ascoltato, l’evangelista dice pure: “Mosso dallo Spirito, si recò al Tempio”. Cosa significa questo “essere mosso”? Evidentemente significa ricevere una spinta, esser messo in movimento. Nel caso di Simeone, è lo Spirito di Dio a spingere e a muovere i suoi passi, verso il Tempio e verso Gesù.

Ebbene, qualcosa di analogo avviene anche nella nostra vita spirituale ed ecclesiale. Anche noi abbiamo ricevuto il dono dello Spirito per una missione, fin dal giorno del battesimo. Questo dono si accresce in noi ogni volta che riceviamo i Sacramenti, per far sì che ognuno faccia buon uso dei talenti ricevuti, per l’edificazione del Corpo di Cristo, che è la Chiesa. E cioè, anche in noi agisce lo Spirito di Dio; ma, per rendere efficace e fruttuosa la Sua presenza, come San Simeone dobbiamo essere docili alla Sua azione. Solo così potremo tutti, ciascuno in una maniera priora e singolare, fare la nostra parte nella Chiesa.

Possiamo allora capire alcuni punti, sui quali ritorna spesso il Santo Padre Francesco. Dinanzi alle sfide complesse che la Chiesa deve affrontare nell’ora presente, quando urge una nuova evangelizzazione anche nei Paesi tradizionalmente a maggioranza cristiana, è necessario che tutti ci rendiamo docili al soffio dello Spirito. E cioè, non dovremmo porre diaframmi all’opera dello Spirito di Dio. Non dovremmo chiuderci nelle nostre umane illusioni o in false certezze. Non dovremmo restare seduti, soddisfatti per quello che ancora ci resta di una gloriosa eredità del passato. Non dovremmo frapporre la superbia del mondo, nel nostro servizio allo Spirito e alla Chiesa di Cristo.

         Al contrario, dovremmo avere sempre - come atteggiamento di fondo - una disponibilità sincera a metterci in discussione, e mossi dallo Spirito andare per le vie del mondo, verso le periferie del mondo, in povertà di spirito, lieti di annunciare e di testimoniare a tutti la buona Novella di Gesù. In altre parole, non possiamo restar fermi. Non possiamo ancorarci al passato. Non possiamo chiuderci a nessuno. Mossi dallo Spirito, dobbiamo essere sinceri e fedeli “servitori della comunione e della cultura dell’incontro… quasi ossessionati in questo senso. E farlo senza essere presuntuosi, imponendo ‘le nostre verità’, ma bensì guidati dall’umile e felice certezza di chi è stato trovato raggiunto e trasformato dalla verità che è Cristo, e non può non annunciarla!” (Papa Francesco, Rio di Janeiro, 27 luglio 2013).

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Questa necessità di andare, di uscire - mossi dallo Spirito - è stata sottolineata più volte da Papa Francesco, fin dall’inizio del Suo pontificato. Ricorderete che già durante la Messa del 14 marzo 2013 nella Cappella Sistina, il giorno seguente la Sua elezione al Supremo Pontificato, Egli diceva che nelle letture del giorno vedeva qualcosa di comune: il movimento necessario per la Chiesa di oggi. Il movimento nel cammino; il movimento nell’edificazione della Chiesa; il movimento nella confessione. Queste tre parole (camminare, edificare, confessare) furono oggetto di una meditazione semplice nella presentazione, ma profonda nel contenuto. E il Santo Padre sottolineò che è nel movimento il compito principale che lo Spirito di Dio affida alla Chiesa oggi.

Per la verità, questi pensieri Egli li aveva già proposti ai Cardinali convocati per il Conclave (dopo le dimissioni di Benedetto XVI), poco prima della Sua elezione a Successore di Pietro. “Evangelizzare presuppone nella Chiesa la ‘parresia’ di uscire da se stessa. La Chiesa è chiamata a uscire da se stessa ed ad andare verso le periferie. Non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali: quelle del mistero del peccato, del dolore, dell’ingiustizia; quelle dell’ignoranza e dell’assenza di fede, quelle del pensiero, quelle di ogni forma di miseria. Quando la Chiesa non esce da se stessa per evangelizzare, diviene autoreferenziale e allora si ammala. I mali che, nel trascorrere del tempo, affliggono le istituzioni ecclesiastiche hanno una radice nell’autoreferenzialità, in una sorta di narcisismo teologico… La Chiesa autoreferenziale pretende di tenere Gesù per sé e di non lasciarlo uscire”. 
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Ecco allora il messaggio importante e attuale che viene per noi oggi, dalla meditazione della figura del grande San Simeone.  Siamo invitati a farci muovere dallo Spirito. A metterci in cammino, per seguire Cristo, e - con Lui - andare verso tutti, senza preclusioni, lasciando da parte i nostri schemi precostituiti. Siamo invitati a lasciarci plasmare dallo Spirito con fiducia, perché Lui sa meglio di noi sa dove e come guidare la Chiesa di Cristo.

Mossi dallo Spirito, siamo invitati a coltivare la grande eredità del Concilio, che è di una sincera apertura al mondo, e di un autentico dialogo con gli altri – anche con i lontani – con un atteggiamento positivo e costruttivo. Un dialogo che privilegi ciò che c’è in comune, anziché ciò che divide. Un dialogo che manifesti il sincero desiderio di lavorare insieme, con tutte le persone di buona volontà, in un’atmosfera di fiducia reciproca. Un dialogo, per il quale cerchiamo sinceramente di capire l’altro, di ascoltare l’altro, di credere nell’altro.

A questo proposito consentitemi pure di menzionare che San Paolo ancora oggi ammonisce che al di sopra di tutto, nel nostro movimento di Chiesa, ci deve sempre essere la carità. Ecco il principio al quale dovremmo ispirarci sempre, anche nelle difficoltà che purtroppo non mancano. Solo così sarà possibile giungere alle tanto auspicate soluzioni di armonia sociale, dove le parti trovano un comune accordo, sulla base di ciò che hanno in comune; e, per il bene comune, rinunciano ad elementi minori, senza snaturare le convinzioni di principio che guidano il loro impegno nella società.

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So bene che queste indicazioni del Santo Padre sono oggetto di attenta considerazione in questa gloriosa Chiesa di Zadar e in Croazia. Come Rappresentante Pontificio, non posso non rallegrarmene con voi. Perciò, con San Simeone elevo a Dio, eterno Signore della vita e della storia, il mio cantico di lode e di ringraziamento. Al tempo stesso, a lui - che è stato tra i primi a vedere Gesù e a tenerLo tra le braccia – affido la mia preghiera, affinché ci faccia ancora più docili all’azione dello Spirito, per continuare - insieme al Santo Padre Francesco e a tutta la Chiesa – ad andare con gioia e con fiducia verso tutti, per le vie del mondo. Amen



sabato 29 giugno 2013

Celebrazione di San Josemaria Escrivà Balaguer nella cattedrale di Zagabria

Le principali agenzie cattoliche di Croazia e di Bosnia-Erzegovina, tra le notizie del 27 e del 28 giugno 2013, riportano la celebrazione nella cattedrale di Zagabria della memoria di San Josemaria Escrivà Balaguer (26 giugno). La Chiesa di Zagabria ha voluto che a presiedere l'Eucaristia della sera fosse l'arcivescovo Alessandro D'Errico, Nunzio Apostolico in Croazia.
La figura del santo fondatore dell'Opus Dei è molto amata dal popolo di Dio, ricca dei segni dell'impegno e della testimonianza cristiana nelle dimensioni sociali e spirituali del mondo moderno.
Nella sua omelia, sintetizzata e riportata con ampi commenti nella rete informatica, Mons. D'Errico ha tracciato i tratti essenziali della spiritualità contemplativa di San Josemaria e ha proposto all'attenzione dei fedeli numerosi le ispirazioni del suo exemplum operativo e sacerdotale.

Riporto la traduzione ad sensum della notizia e dei commenti pubblicati sulla rete da IKA, KTA e GK; e a seguire una scheda del santo ricavata dal portale dedicato.

Zagabria, 28 giugno 2013

CELEBRAZIONE di San Josemaría Escrivá nella Cattedrale di Zagabria

La sua vita interiore e il suo apostolato sono stati alimentati dalla preghiera e dai sacramenti, ha detto nella sua omelia il Nunzio Alessandro D'Errico


In occasione della festa di S. Josemaría Escrivá (1902-1975), fondatore dell'Opus Dei, il nunzio apostolico nella Repubblica di Croazia, l'Arcivescovo Alessandro D'Errico, ha celebrato la Messa nella cattedrale di Zagabria Giovedi, 27 Giugno.
Nella sua omelia il Nunzio D'Errico ha detto che ha accolto l'invito a presiedere la Messa per due motivi legati all'importanza della figura del Santo. In primo luogo perché San Josemaria con il suo lavoro ed il suo apostolato ha lasciato un segno profondo nel secolo scorso, ed ha per molti aspetti preceduto e preparato il Concilio Vaticano II. In secondo luogo perché nel nostro tempo il suo messaggio ed i suoi insegnamenti sono vivi e di grande attualità, sia a livello personale e sia per tutti i cristiani. Era contemplativo in mezzo al mondo: la sua vita interiore e il suo apostolato sono stati alimentati dalla preghiera e dai sacramenti. Aveva un amore appassionato per l'Eucaristia, e la Santa Messa era il suo centro e la fonte della vita. Aveva una piena fedeltà alla Chiesa e al papa. Ha promosso una forte devozione a Maria, a San Giuseppe e all'Angelo custode.
Pertanto, è stato ed è tuttora un modello e fonte di ispirazione per molti cristiani, ha detto il Nunzio D'Errico, e in particolare ha sottolineato l'idea centrale dell'apostolato di San Josemaria Escrivá: la santità di tutti, in mezzo al mondo, con il lavoro di tutti i giorni, che è particolarmente ispirato da Dio per il nostro tempo.
Rispondendo alla domanda "come si vive qui il suo messaggio, ossia nella vostra vita, per raccogliere i suoi insegnamenti?", il nunzio ha detto: "è necessario guardare al lavoro attraverso la lente della fede cristiana, che è molto diversa dal punto di vista laico."
Ha spiegato che vi è sempre il rischio di una visione laica del lavoro. Basta dare un'occhiata in giro. La maggior parte della gente vive il lavoro solo come uno strumento necessario per le assicurazioni sulla vita, o come un modo di auto-affermazione nella società. Le conseguenze del punto di vista laico le vediamo molto spesso: la corruzione, l'ingiustizia e l'abuso sulle fasce più deboli della società, i frequenti litigi con gli altri, il diffuso malcontento e i disordini.
Alla fine dell'omelia, il Nunzio D'Errico ha esortato i fedeli a vivere lo spirito del messaggio di San Josemaría e a riflettere sul loro lavoro quotidiano: “Siamo collaboratori di Dio capaci di realizzare una società più equa; capaci di elevare una fervida preghiera gradita a Dio, pienamente consapevoli delle proprie responsabilità. Guardando a Gesù sulla croce per comprendere il grande mistero della redenzione del mondo. Vivendo una grande solidarietà e vicinanza con l'ispirazione dell'amore di Dio”.