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martedì 14 novembre 2017

La presentazione delle Lettere Commendatizie per la Nunziatura in Libia

L’Arcivescovo Alessandro D’Errico ha rivolto una narrativa ai Vescovi della CERNA (Conferenza Episcopale della Regione del Nord Africa), riuniti domenica 12 Novembre 2017 nella concelebrazione della Santa Messa nella Cattedrale di Tunisi. Nel discorso con cui ha illustrato la presentazione, per il suo incarico di Nunzio a Malta e in Libia, delle Lettere Commendatizie del Cardinale Segretario di Stato Piero Parolin all’Arcivescovo di Algeri S.E. Mons. Paul Desfarges, S.I., Presidente della CERNA, egli ha narrato il percorso pastorale e diplomatico svolto nei mesi precedenti a Malta prima di recarsi personalmente nella Chiesa africana a cui Papa Francesco lo ha inviato come Nunzio Apostolico.


Con la presentazione delle Credenziali per il Nunzio e i suoi collaboratori si apre ufficialmente la possibilità di avviare proficuamente i contatti e la visita in Libia “con quelle comunità, che si trovano a vivere la loro testimonianza di fede in situazioni alquanto delicate”.


Vanno sottolineati sia nel discorso, e sia nell’ambientazione della visita a Tunisi, i riferimenti ecclesiali e le suggestioni spirituali che hanno spinto il Vescovo Alessandro a richiamare le tematiche ispirative della patristica, del paleocristianesimo africano e, sicuramente per la sua personale riflessione, le esperienze dei santi antichi e moderni legati al cristianesimo in Africa settentrionale, come appare dalla venerata presenza delle icone del santo vescovo Agostino e del beato Charles de Foucauld nei locali della Cattedrale. Come particolarmente significativo va sottolineato anche il riferimento di Mons. D’Errico all’incontro tenuto a Tunisi con il vescovo Luciano Russo, Nunzio Apostolico in Algeria e Tunisia, “suo amico proveniente anche lui dal Clero della Diocesi di Aversa”.


Le giornate di Tunisi (l’accoglienza all’aereoporto da parte dell'Arcivescovo Ilario Antoniazzi, la Santa Messa con i vescovi della CERNA registrata con un breve video, il suo discorso alla presentazione delle credenziali e gli incontri di lavoro) sono state direttamente commentate dal Nunzio sulla sua pagina social.

Sulla stessa pagina dal Nunzio sono stati brevemente commentati ed illustrati con fotografie anche alcuni altri incontri, ecclesiali e di cortesia, tenuti a Malta a fine ottobre e nei primi giorni di Novembre: li riportiamo dopo la lettura del Discorso, sia in francese e sia in italiano, della presentazione delle Lettere Commendatizie.


DISCORSO alla CERIMONIA DI PRESENTAZIONE DELLE LETTERE COMMENDATIZIE AL PRESIDENTE DELLA CONFERENZA DEI VESCOVI DEL NORD AFRICA
(Cattedrale di TUNISI , 12 novembre 2017)

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Paroles du Nonce Apostolique en Libye Archevêque Alessandro D’Errico, à la cérémonie de Présentation de la Lettre de Recommandation a S.E. le Président de la CERNA (Cathédrale de Tunis, 12 novembre 2017)
Excellences,

Chers Confrères,
Chers Religieux et Religieuses,
Frères et Sœurs,
Je suis heureux d’être ici aujourd’hui dans cette belle Eglise Cathédrale et encore plus de me trouver pour la première fois dans cette terre bénie, si riche de tradition de foi et d’histoire patristique.
Comme vous le savez, le Saint Père François m’a nommé Nonce Apostolique à Malte et en Libye, le 27 Avril dernier. Je suis arrivé à Malte au mois d’août et dans les mois passés j’ai jugé opportun de me concentrer avant tout sur ma mission à Malte.
Depuis quelques semaines, avec mon Collaborateur Mons. Simón Bolívar Sánchez Carrión, nous nous disions qu’il était temps de penser à une visite en Libye, pour prendre un premier contact direct avec les communautés qui vivent là-bas leur témoignage de foi dans des situations très délicates.
Nous nous demandions aussi comment organiser une Rencontre avec le Président de la Conférence des Évêques de la Région Nord de l’Afrique (CERNA), de laquelle est membre S.E. le Vicaire Apostolique de Tripoli et Administrateur Apostolique de Benghazi, S.E. Mons. George Bugeja. En effet, comme vous le savez peut-être, quand un Nonce Apostolique commence sa mission, il reçoit du Saint Siège deux Lettres de Créance: une pour le Chef de l’État ou il est envoyé; et l’autre, que nous appelons Lettre de Recommandation, qui est adressée au Président de la Conférence Episcopale du Pays ou de la Région ecclésiastique compétente.
Dans ce contexte, nous avons appris avec joie la nouvelle que ces jours-ci, à Tunis, il y aurait eu une Réunion de la CERNA. Nous l’avons accueillie avec plaisir, et nous sommes venus ici non seulement en pèlerinage à ces lieux sacrés chargés d’histoire patristique, mais aussi pour présenter la Lettre de Recommandation que S.Em. le Cardinal Secrétaire d’État a adressée à S.E. Mons. Paul Desfarges, S.I., Archevêque d’Alger et Président de la CERNA.
Hier nous avons eu une journée de prière et de réflexion, tous ensemble, avec les dignes Pasteurs des Eglises particulières de l’Afrique du Nord. Cette après-midi aura lieu la première réunion de travail, à laquelle participera aussi S.E. Mons. Luciano Russo, Nonce Apostolique en Algérie et Tunisie, très cher ami à moi, provenant lui-même du Clergé du Diocèse d’Aversa, en Italie, avec lequel j’ai partagé les joies et les espoirs des années de formation sacerdotale.
Chères Excellences, les Evêques de la CERNA, je voudrais vous dire que je serai bien content d’écouter vos expériences: mon vif désir est apprendre de vous et de recevoir vos conseils fraternels. Pour ma part, je peux vous assurer que je ferai tout mon possible pour accomplir ma mission en Libye en communion avec vous, pour le bien de l’Eglise de Dieu qui est à Tripoli et à Benghazi.
Je confie mes espérances et mes sentiments aux Saints Augustin et Cyprien, Vincent de Paul et Olive, Perpétue et Félicité. Et sur les Églises confiées à votre sollicitude pastorale, j’implore à travers eux abondance de bénédictions et de grâces.
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TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

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Parole del Nunzio Apostolico in Libia, Arcivescovo Alessandro D’Errico, alla Cerimonia di Presentazione delle Lettere Commendatizie al Presidente della CERNA
(Cattedrale di Tunisi, 12 novembre 2017)

Eccellenze,

cari Confratelli nel Sacerdozio,
cari Religiosi e Religiose,
Fratelli e sorelle,
Sono contento di essere qui oggi in questa bella Chiesa Cattedrale e ancora più lieto sono di trovarmi per la prima volta in questa terra benedetta, così ricca di tradizione di fede e di storia patristica.
Come sapete, il Santo Padre Francesco mi ha nominato Nunzio Apostolico in Malta e in Libia il 27 aprile. Sono arrivato a Malta nel mese di agosto e nei mesi scorsi ho ritenuto opportuno concentrarmi soprattutto sulla mia missione a Malta.
Tuttavia, da qualche settimana, insieme al mio Collaboratore Mons. Simón Bolívar Sánchez Carrión, ci dicevamo che era ormai tempo di pensare ad una visita in Libia, per un primo contatto diretto con quelle comunità, che si trovano a vivere la loro testimonianza di fede in situazioni alquanto delicate. Ci domandavamo anche come organizzare un Incontro con il Presidente della Conferenza Episcopale dei Paesi del Nord Africa CERNA, della quale è membro il Vicario Apostolico di Tripoli e Amministratore Apostolico di Bengasi, Sua Eccellenza Mons. George Bugeja. E ciò perché, come forse saprete, quando un Nunzio Apostolico inizia la sua missione, riceve della Santa Sede due Lettere Credenziali: una per il Capo dello Stato al quale è inviato; e un'altra, che chiamiamo Lettere Commendatizie, indirizzata al Presidente della Conferenza Episcopale di competenza.
In questo contesto, abbiamo appreso con grande gioia la notizia che in questi giorni si sarebbe svolta a Tunisi una Riunione della CERNA. Sicché la abbiamo accolta volentieri, e siamo venuti qui non solo in pellegrinaggio a questi luoghi sacri di storia patristica, ma anche per presentare le Lettere Commendatizie del Cardinale Segretario di Stato, all’Arcivescovo di Algeri S.E. Mons. Paul Desfarges, S.I., Presidente della CERNA.
Ieri abbiamo avuto una giornata di preghiera e di riflessione insieme ai degnissimi Pastori delle Chiese particolari che sono nel Nord Africa. Questo pomeriggio ci sarà la prima Riunione di lavoro, alla quale tra l’altro parteciperà anche Mons. Luciano Russo, Nunzio Apostolico in Algeria e Tunisia, mio carissimo amico, proveniente anche lui dal Clero della Diocesi di Aversa, in Italia, con il quale ho condiviso gioie e speranze del periodo di formazione sacerdotale.
Care Eccellenze, Vescovi della CERNA, fin d’ora vorrei dirvi che sarò ben lieto di ascoltare le vostre esperienze: è mio vivo desiderio di apprendere da voi e giovarmi dei vostri fraterni consigli. Da parte mia, posso assicurare che farò tutto il possibile per svolgere la mia missione in Libia in comunione con voi, per il bene della Chiesa di Dio che è in Tripoli e in Bengasi.
Affido le mie speranze e i miei sentimenti alla intercessione dei Santi Agostino, Cipriano, San Vincenzo de' Paoli, Oliva, Perpetua e Felicita; e sulle Chiese affidate alla vostra sollecitudine pastorale, imploro attraverso di essi abbondanza di benedizioni e di grazie.



Di seguito leggiamo i commenti direttamenti postati da Mons. D’Errico sulla sua pagina social. Dal 30 ottobre al 13 novembre 2017.

Incontro con S. E. Il Prof. UGO MIFSUD BONNICI, Presidente emerito della Repubblica di Malta, e Consorte (Ambasciata d'Italia a Malta, 30 ottobre 2017).

Incontro di lavoro con i Vescovi e i Collaboratori amministrativi dell'Arcidiocesi di Malta e della Diocesi di Gozo (31 ottobre 2017).

Santa Messa alla MARIAPOLI del MOVIMENTO dei FOCOLARI, con la sorpresa della partecipazione di tante persone provenientI dal Pakistan, dalla Thailandia e dal Brasile. Una bella esperienza dell' universalità della Chiesa, nello spirito di amore e di unità dell'OPERA di MARIA (Movimento dei Focolari) (Malta, 5 novembre 2017).

Della serie "Italiani affermati nel Mondo". Incontro con il Dott. FRANCESCO CASSANELLI, già Comandante Alitalia, Socio della famosa Gelateria RIVA RENO di San Julian's e Sliema (6 novembre 2017).

Incontro con S. E. La Signora G. KATHLEEN HILL, Ambasciatrice degli STATI UNITI D'AMERICA (7 novembre 2017)

Visita di S. E. Mons. EMANUEL BARBARA, OFM Cap., Vescovo missionario maltese di Malindi (Kenya), e del Rev. Fra HAYDEN WILLIAMS, Definitore della Provincia Cappuccina di Malta (7 novembre 2017).

Arrivo all'aeroporto internazionale di Tunisi-Cartagine, per l'Assemblea annuale della CONFERENZA DEI VESCOVI DEL NORD AFRICA. Incontro con l'Arcivescovo di Tunisi, S. E. Mons. ILARIO ANTONIAZZI (Tunisi, 11 novembre 2017).

La Santa Messa di domenica 12 novembre alla Cattedrale di TUNISI.

BREVE VIDEO della Santa Messa di domenica 12 novembre 2017, alla Cattedrale di TUNISI, con i Vescovi della Regione Nord Africa: un bel ricordo della vivacità pastorale africana.


martedì 19 novembre 2013

La prefazione di papa Francesco al libro del cardinale Bertone sulla Diplomazia Pontificia

Un libro sorto nel cuore del Magistero della Chiesa che contribuisce a delineare i tratti contemporanei della Diplomazia Pontificia ed offre una contestualizzazione storico-dottrinaria nella quale si possono ritrovare anche molti sensi e riferimenti dell'opera pastorale e diplomatica di S. E. Alessandro D'Errico, Nunzio Apostolico in Croazia. Appaiono in essi temi, infatti, come la Tradizione Diplomatica della Chiesa, il Dialogo Interreligioso, l'Integrazione Europea e l'entrata della Croazia nella UE, che siamo abituati a considerare seguendo e descrivendo le attività di Mons. D'Errico fin dai tempi del suo ministero in Pakistan e in Bosnia-Erzegovina.
Si tratta del libro del cardinale Tarcisio Bertone intitolato “La diplomazia pontificia in un mondo globalizzato”, edito dalla Libreria Editrice Vaticana, presentato Martedì 12 novembre 2013 nell’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano. Il volume è dotato della prefazione di Papa Francesco nella quale, accanto alla testimonianza per l'opera svolta dal Cardinale Segretario di Stato, egli esprime lo spirito ecclesiale e la forza crescente del suo magistero circa la Diplomazia della Santa Sede.
Alla presentazione, insieme con il Cardinale Bertone, hanno partecipato con qualificati interventi mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, Hans-Gert Poettering, già presidente del parlamento europeo e presidente della Fondazione Adenauer, e il prof. Vincenzo Buonomo, docente di diritto internazionale e curatore del testo. L’incontro è stato moderato da padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa Vaticana.
In particolare il Cardinale ha voluto sottolineare “la pastoralità dell'azione diplomatica” e descrivere “il ricco e travagliato settennato” vissuto insieme con Benedetto XVI come Segretario di Stato del Vaticano, la cui funzione egli ha così descritto: “Direi che la funzione di segretario di Stato, erede di una antica e peculiare tradizione, diventata dopo il Concilio Vaticano II tanto diversa e lontana dalla cosiddetta 'monarchia papale', è quella di essere collaboratore, consigliere e strumento fedele di una missione che viene dall’alto e che si incarna nella variegata e originale personalità dei distinti Successori di Pietro".
Egli ha poi espresso gratitudine per le parole che il Santo Padre Francesco ha scritto per lui nella prefazione: “la storia, la cui misura è la verità della croce, renderà evidente l’intensa azione del cardinale Bertone”.
Il cardinale ha poi concluso con un sincero augurio al suo successore, mons. Pietro Parolin.
Mons. Dominique Mamberti ha rimarcato il ruolo della Diplomazia della Santa Sede e le peculiarità delle funzioni dei Pontefici, dei Segretari di Stato, e dei Rappresentanti Pontifici.
Hans-Gert Poettering ha parlato dell'integrazione europea sottolineando il contributo della Curia Romana per la realizzazione di una prospettiva di democrazia e di condivisione di una etica forte significativamente riferita ai valori religiosi e cristiani.
Vincenzo Buonomo ha sottolineato il forte e costante impegno della Chiesa e della Diplomazia Pontificia per il bene comune, giustizia libertà e dignità della persona, dei popoli e delle comunità.
Padre Lombardi ha chiuso l'incontro descrivendo i contenuti del libro, che riporta decine di interventi del Cardinale Bertone, evidenziando di questi “la tempra piemontese” condivisa con papa Bergoglio, e rinnovandogli “stima e gratitudine per il servizio grandissimo e generoso che ha svolto per la Chiesa”.

Di seguito riporto il testo della Prefazione scritta da Papa Francesco, che è peraltro interamente leggibile sul portale della Radio Vaticana raggiungibile con il link segnalato.

Sfida per il futuro

Con questo volume, il cardinale Tarcisio Bertone consegna a coloro che sono impegnati nel servizio diplomatico della Santa Sede, e non solo, un'abbondante serie di riflessioni sulle principali questioni che riguardano la vita della comunità delle Nazioni e toccano da vicino le aspirazioni più profonde della famiglia umana: la pace, lo sviluppo, i diritti umani, la libertà religiosa, l'integrazione sovranazionale.

Per la diplomazia pontificia, poi, si tratta di preziose indicazioni che consentono di coglierne l'unicità, ad iniziare dalla figura del diplomatico, sacerdote e pastore, chiamato ad un'azione che, pur mantenendo il rigoroso profilo istituzionale, è impregnata di afflato pastorale; azione che del cardinale Bertone ha caratterizzato il settennato di servizio come segretario di Stato, a sostegno generoso e fedele del pontificato di Benedetto XVI. Il suo servizio al vertice, sia nella sfera più amministrativa della Curia romana, sia in quella dei rapporti internazionali della Santa Sede, si è opportunamente prolungato durante i primi mesi del mio pontificato. La sua pacata e matura esperienza di servitore della Chiesa ha aiutato anche me, chiamato alla sede di Pietro da un Paese lontano, nell'avvio di un insieme di relazioni istituzionali doverose per un Pontefice.

L'incontro con la figura del cardinale Tarcisio Bertone, nota per il suo ruolo e la sua personalità gioviale, ha avuto per me, nel passato, tre particolari momenti. Ricordo anzitutto il primo approccio alla Torre San Giovanni in Vaticano l'11 gennaio 2007 dove sono stato in visita con la Presidenza della Conferenza Episcopale argentina: uno scambio molto sereno e nello stesso tempo assai costruttivo sui problemi che allora ci assillavano. Quando nel 2007, egli si è recato in Argentina come Legato pontificio per la celebrazione della beatificazione di Zeffirino Namuncurá, il suo tratto fraterno nell'incontrare i vescovi della Conferenza episcopale, l'affabilità tutta salesiana nel trattare con la gente dopo ogni celebrazione pubblica, avevano riscosso il mio interesse e la mia ammirazione. Il cardinale Bertone, nei suoi colloqui con le maggiori istanze politiche della nazione aveva sottolineato l'apporto della Chiesa nella pacificazione e riconciliazione, necessari per rigenerare il tessuto sociale lacerato da tante situazioni che avevano messo in pericolo la concordia nazionale, e con ciò aveva dato un prezioso sostegno all'opera intrapresa dall'episcopato argentino per ricostruire il tessuto etico, sociale e istituzionale del Paese.

Qualche mese prima dello stesso anno aveva avuto luogo in Brasile la V Conferenza generale dell'episcopato latinoamericano e dei Caraibi (9-14 maggio 2007) alla quale ho partecipato in qualità di primate della Chiesa di Argentina. Lì trovai il cardinale Bertone, che accompagnava Papa Benedetto XVI, interessato non solo agli aspetti ecclesiali salienti, ma alla dimensione sociale e culturale presentati nel documento finale e affidati in primo luogo alle comunità ecclesiali latino-americane.

Un interesse che riappare scorrendo l'insieme dei suoi interventi pronunciati in diverse aree geografiche, rivolti sia all'interno della Chiesa e delle sue strutture, sia di fronte alle istanze politiche dei diversi Stati e a pubblici eterogenei. 

Ci si accorge subito di un'attenzione rivolta alla crisi che stiamo vivendo, globale e complessa, che rende concreta l'idea di un mondo senza confini. La crisi, però, se è una certezza per tutti, ci interroga sulle scelte sin qui fatte e sulla direzione che in futuro intendiamo seguire, richiamando la responsabilità delle persone e delle istituzioni per eliminare le tante barriere che hanno sostituito i confini: disuguaglianze, corsa agli armamenti, sottosviluppo, violazione dei diritti fondamentali, discriminazioni, impedimenti alla vita sociale, culturale, religiosa. 

Questo domanda una riflessione realistica non solo sul nostro piccolo mondo quotidiano, ma anche sulla natura dei legami che uniscono la comunità internazionale e delle tensioni presenti al suo interno. Lo sa bene l'azione della diplomazia che attraverso i suoi protagonisti, le sue regole e i suoi metodi è strumento concorrente alla costruzione del bene comune, chiamato anzitutto a leggere i fatti internazionali, che è poi un modo di interpretare la realtà. Questa realtà siamo noi, la famiglia umana in movimento, quasi un'opera in continua costruzione che include il luogo e il tempo in cui si incarna la nostra storia di donne e di uomini, di comunità, di popoli. La diplomazia è, dunque, un servizio, non un'attività ostaggio di interessi particolari dei quali guerre, conflitti interni e forme diverse di violenza sono la logica, ma amara, conseguenza; né strumento delle esigenze di pochi che escludono le maggioranze, generano povertà ed emarginazione, tollerano ogni genere di corruzione, producono privilegi e ingiustizie.

La crisi profonda di convinzioni, di valori, di idee offre all'attività diplomatica una nuova opportunità, che è allo stesso tempo una sfida. La sfida di concorrere a realizzare tra i diversi popoli delle nuove relazioni veramente giuste e solidali per cui ogni Nazione e tutte le persone siano rispettate nella loro identità e dignità, e promosse nella loro libertà. In tal modo i diversi Paesi avranno modo di progettare il loro avvenire, così come le persone potranno scegliere i modi per realizzare le loro aspirazioni di creature fatte a immagine del creatore. 

In questa fase storica la comunità internazionale, le sue regole e le sue istituzioni si trovano, infatti, obbligate a scegliere una direzione che riprenda le loro rispettive radici costitutive e porti la famiglia umana verso un futuro che non solo parli il linguaggio della pace e dello sviluppo, ma sia capace nei fatti di includere tutti, evitando che qualcuno resti ai margini. Questo significa superare l'attuale situazione nella vita degli Stati e in quella internazionale che vede l'assenza di convinzioni forti e di programmi sul lungo periodo intrecciarsi con la profonda crisi di quei valori che da sempre fondano i legami sociali.

Di fronte a questa globalizzazione negativa che è paralizzante, la diplomazia è chiamata a intraprendere un compito di ricostruzione riscoprendo la sua dimensione profetica, determinando quella che potremo chiamare utopia del bene, e se necessario rivendicandola. Non si tratta di abbandonare quel sano realismo che di ogni diplomatico è una virtù non una tecnica, ma di superare il dominio del contingente, il limite di un'azione pragmatica che spesso ha il sapore dell'involuzione. Un modo di pensare e di agire che, se prevale, limita qualsiasi azione sociale e politica e impedisce la costruzione del bene comune. 

La vera utopia del bene, che non è un'ideologia né sola filantropia, attraverso l'azione diplomatica può esprimere e consolidare quella fraternità presente nelle radici della famiglia umana e da lì chiamata a crescere, a espandersi per dare i suoi frutti.
Una diplomazia rinnovata significa diplomatici nuovi, e cioè capaci di ridare alla vita internazionale il senso della comunità rompendo la logica dell'individualismo, della competizione sleale, del desiderio di primeggiare, promuovendo piuttosto un'etica della solidarietà capace di sostituire quella della potenza, ormai ridotta ad un modello di pensiero per giustificare la forza. Proprio quella forza che contribuisce a spezzare i legami sociali e strutturali tra i diversi popoli, e allo stesso tempo a distruggere i vincoli che legano ognuno di noi ad altre persone fino al punto di condividere lo stesso destino. La direzione che prenderanno i rapporti internazionali sarà allora legata all'immagine che abbiamo dell'altro: persona, popolo, Stato.

Ecco la chiave della rinascita di quella unità tra i popoli che fa sue le differenze senza ignorare gli elementi storici, politici, religiosi, biologici, psicologici e sociali che sono espressione di diversità. Anche di fronte a limiti, condizionamenti, ostacoli è possibile fondere e integrare i comportamenti, i valori e le regole che si sono andati costituendo nel tempo. 

La prospettiva cristiana sa valutare sia ciò che è autenticamente umano sia quanto scaturisce dalla libertà della persona, dalla sua apertura al nuovo, in definitiva dal suo spirito che unisce la dimensione umana alla dimensione trascendente. Questo è uno dei contributi che la diplomazia pontificia offre all'umanità intera, operando per far rinascere la dimensione morale nei rapporti internazionali, quella che permette alla famiglia umana di vivere e svilupparsi assieme, senza diventare nemici gli uni degli altri. Se l'uomo manifesta la sua umanità nella comunicazione, nella relazione, nell'amore verso i propri simili, le diverse Nazioni possono legarsi intorno a obiettivi e pratiche condivise, e generare così un sentire comune ben radicato. Ancora di più possono dar vita a istituzioni unitarie in seno alla comunità internazionale, capaci di compiere un servizio senza che ciò neghi l'identità, la dignità e la libertà responsabile di ogni Paese. Il servizio di queste istituzioni sarà di chinarsi davanti al bisogno dei diversi popoli, scoprendo cioè le capacità e le necessità dell'altro. È il rifiuto dell'indifferenza o di una cooperazione internazionale frutto dell'egoismo utilitaristico, per fare invece attraverso organi comuni qualcosa per gli altri. 

Il servizio così, non è semplicemente un impegno etico o una forma di volontariato, né un obiettivo ideale, ma una scelta frutto di un vincolo sociale basato su quell'amore capace di costruire una nuova umanità, un nuovo modo di vivere. Non sarà facendo prevalere la ragion di Stato o l'individualismo che elimineremo i conflitti o daremo ai diritti della persona la giusta collocazione. Il diritto più importante di un popolo e di una persona non sta nel non essere impedito di realizzare le proprie aspirazioni, bensì nel realizzarle effettivamente e integralmente. Non basta evitare l'ingiustizia, se non si promuove la giustizia. Non è sufficiente proteggere i bambini dall'abbandono, dagli abusi e dai maltrattamenti, se non si educano i giovani ad un amore pieno e gratuito per l'esistenza umana nelle sue diverse fasi, se non si danno alle famiglie tutte le risorse di cui hanno bisogno per compiere la loro imprescindibile missione, se non si favorisce in tutta la società un atteggiamento di accoglienza e di amore per la vita di tutti e di ciascuno dei suoi membri. 

Una comunità degli Stati matura sarà quella in cui la libertà dei suoi membri è pienamente responsabile della libertà degli altri, sulla base dell'amore che è solidarietà operante. Questa, però, non è qualcosa che cresce spontaneamente, ma implica la necessità di investire lavoro, pazienza, impegno quotidiano, sincerità, umiltà, professionalità. Non è questa la via maestra che la diplomazia è chiamata a percorrere in questo XXI secolo?

Sono tanti e pregnanti gli spunti di questo lavoro che dimostra quanto il cardinale Bertone abbia saputo presentare l'annuncio evangelico, i valori e le grandi istanze della dottrina della Chiesa, in conformità con le linee portanti del magistero di Benedetto XVI, con quell'equilibrio e quella sobrietà necessari a favorire una cultura del dialogo, propria della Santa Sede. 

Il metro della vita dei servitori della Chiesa non è dettato da quel "stampare una notizia a grandi lettere, perché la gente pensi che sia indiscutibilmente vera" (Jorge Luis Borges), anzi è intessuto, pur nei limiti inerenti alla condizione e possibilità di ciascuno, dalla silenziosa e generosa dedizione al bene autentico del corpo di Cristo e al servizio duraturo della causa dell'uomo. Perciò la storia, la cui misura è la verità della croce, renderà evidente l'intensa azione del cardinale Bertone, che ha dimostrato anche di avere la tempra piemontese del gran lavoratore che non lesina nelle fatiche nel promuovere il bene della Chiesa, preparato culturalmente e intellettualmente e animato da una serena forza interiore che ricorda la parola dell'apostolo delle genti: "Di null'altro mai ci glorieremo se non della Croce di Gesù Cristo, nostro Signore: egli è la nostra salvezza, vita e risurrezione; per mezzo di Lui siamo stati salvati e liberati" (Galati, 6, 14).