Visualizzazione post con etichetta Parenzo e Pola. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Parenzo e Pola. Mostra tutti i post

martedì 6 settembre 2016

Omelia per la Festa di San Pelagio Patrono di Novi Grad

Da qualche anno il Nunzio Apostolico in Croazia trascorre alcuni giorni di Agosto in Istria, ospite di una pensione di Novi Grad nella Diocesi di Parenzo e Pola. Momenti di riposo e di riflessione spirituale che egli trascorre immerso nella vita comunitaria del luogo, insieme con amici e familiari e vivendo intensamente momenti significativi della tradizione ecclesiale locale.
Quest'anno egli è stato invitato dal Parroco di Novi Grad a celebrare la solennità del Santo Patrono Pelagio martire ed ha avuto occasione di rivolgere un messaggio omiletico ricco di di insegnamento e di esortazione per la testimonianza cristiana.

La presenza del Nunzio a Novi Grad e le sue parole sono state riportate dalla Radio Vaticana nella traduzione croata, commentate sul portale in rete dell'Arcidiocesi di Parenzo e Pola, e presentate con un commento anche da un intervista della Radio Cattolica che ha riguardato aggiornamenti della Santa Sede sulla questione della canonizzazione del Cardinale Stepinac e dei tenimenti monastici istriani di Dajla.
L'approfondimento della conoscenza e di momenti della celebrazione della Festa Patronale di Novi Grad è abbastanza agevole con la la lettura diretta della traduzione informatica dei contributi offerti dai portali in croato. In particolare il portale del'Arcidiocesi presenta anche una vasta galleria fotografica riguardante la celebrazione.



Di seguito presento il testo in italiano personalmente predisposto dall'Arcivescovo D'Errico per la sua omelia nella chiesa di Cittanova (Novi Grad).  


FESTA PATRONALE DI SAN PELAGIO
Omelia del Nunzio Apostolico
(Novigrad, 28 agosto 2016)      
  
          Sono molto grato al carissimo don Luka Pranjić per l'invito che mi ha rivolto a presiedere questa celebrazione Eucaristica nella Festa patronale di San Pelagio. L'ho accolto molto volentieri per i vincoli che mi legano a lui e a Cittanova. Sono ormai quattro anni che vengo qui di estate per qualche giorno, ospite del Vescovo Dražen Kutleša ad Emaus. Da Emaus ho potuto apprezzare non soltanto le bellezze naturali di queste terre, ma anche la cordialità e la laboriosità dei cittanovesi, la vostra storia, la vostra cultura, la vostra fede.

         Sono contento anche per il fatto che questa celebrazione in qualche modo si collega a quelle che fino a qualche anno fa erano qui presiedute da un illustre Rappresentante della Santa Sede, il Cardinale Leonardo  Sandri, che a quel tempo era non solo un'alta autorità vaticana (Sostituto della Segreteria di Stato), ma anche Vescovo titolare di Cittanova. Come allora invitavate il Sostituto della Segreteria di Stato, oggi avete invitato il Nunzio Apostolico, Rappresentante del Santo Padre e della Santa Sede in Croazia. Questo mi pare il segno di un elemento importante della vostra fede e della vostra devozione. E cioè, di una fede ben radicata nella fedeltà alla Sede Apostolica, e di cuore spero e prego che possiate sempre crescere in questa direzione, nonostante i venti contrari che qualche volta possano  venire.

**********

         Nei giorni scorsi ho cercato di sostare spesso in meditazione dinanzi all' esempio di vita cristiana che ci viene da San Pelagio, e con tutta semplicità vorrei condividere con voi qualche breve riflessione.

         Com'è noto, non sappiamo molto circa la sua vita e il suo martirio. Abbiamo soltanto alcuni elementi. Sappiamo che era figlio di Cittanova e visse nel terzo secolo dell'era cristiana, ai tempi dell'Imperatore Marco Aurelio Numeriano, in tempi difficili  di persecuzioni contro i cristiani. Rimase orfano molto presto e fu educato dal Parroco Uranio. Probabilmente fu Diacono, come si può dedurre da elementi iconografici costanti con cui diversi artisti lo hanno rappresentato lungo il corso dei secoli. Da buon Diacono, si dedicò alla cura dei poveri e dei bisognosi, aiutandoli nei modi più disparati. Specialmente si distinse per le visite che faceva ai cristiani che erano in carcere a motivo della loro fede, in quel tempo di persecuzioni, portando cibo materiale e spirituale, incoraggiandoli a perseverare nella fede. Era molto umile, ma anche molto coraggioso. Perciò nel 283 si rivolse al Rappresentante romano Evilasio, rimproverandolo per la sua crudeltà verso i cristiani. Non piacque questo gesto di coraggio. Fu egli stesso incarcerato e condannato a morte. Il suo martirio avvenne nello stesso anno 283 o secondo alcuni storici nel 284.

**********

         Cosa insegna a noi San Pelagio?

         1. Anzitutto, meditando sulla sua vita e sul suo martirio, mi sono ritornate alla mente le famose parole di Gesù: "Sarete  miei testimoni". San Pelagio ci ricorda che la fede cristiana non può essere limitata soltanto ad una sfera personale e privata di relazione con Dio, ma deve avere una dimensione pubblica. Come lui, dobbiamo con coraggio e perseveranza  essere "sale della terra e luce del mondo". Con umiltà, ma anche con fermezza dobbiamo affermare e vivere sempre, pure a livello pubblico, secondo i valori che abbiamo appreso dalla nostra fede. Questo mi sembra un insegnamento importante anche oggi, dinanzi alle sfide della secolarizzazione e della progressiva scristianizzazione della nostra società, con cui spesso dobbiamo confrontarci.

         2. In secondo luogo, direi che  l'esempio di San Pelagio mi pare stimolante specialmente in quest'Anno Giubilare della Misericordia che stiamo celebrando. Ricorderete che il Santo Padre Francesco sta articolando le sue catechesi intorno a tre punti fondamentali:
a) Tutta il rivelarsi e l'agire di Dio verso di noi è ispirato  a criteri di misericordia. "Il Suo nome è misericordia".
b) Gesù che muore sulla croce è la massima espressione dell'amore, della tenerezza e della misericordia  del Padre celeste verso l'umanità peccatrice.
c) Ma Gesù non soltanto pratica la misericordia, ma anche predica la misericordia e invita ad essere misericordiosi  come il Padre celeste: "Siate misericordiosi com'è  misericordioso il Padre vostro celeste".

          Questo San Pelagio lo capì molto bene. Le opere di misericordia furono un segno distintivo della sua vita di Diacono, testimone cristiano in tempi difficili. Perciò ci può essere di esempio nell'impegno di misericordia che stiamo vivendo in quest'anno giubilare.

**********

         Miei cari fratelli e sorelle,

         Fin dalla mia prima visita alla vostra Parrocchia quattro anni fa, sono stato colpito dalla statua di San Pelagio che avete messo in cima al campanile da più di cento anni. Con questo gesto mi pare che i vostri padri  nella fede hanno voluto dire anche pubblicamente non soltanto la fede dei cittanovesi verso il loro grande Patrono, ma anche il desiderio di prenderlo come guida e come esempio. L'augurio che formulo a voi con tanto affetto oggi è che l'esempio di San Pelagio possa sempre illuminare le vostre menti e riscaldare il vostro cuore, per una autentica vita di testimonianza cristiana, specialmente in quest' Anno Straordinario della Misericordia. Possa l'esempio di San Pelagio rendervi artefici di un presente e di un futuro di progresso civile e religioso, nel solco della vostra storia millenaria, fondata sui valori umani e cristiani, che San Pelagio testimoniò con tanta convinzione e tanto coraggio. Amen.


venerdì 23 novembre 2012

I molti temi della vita cattolica nella visita del Nunzio alla diocesi di Parenzo e Pola


La festa di San Mauro martire, patrono della diocesi, con la celebrazione agiografica anche erudita che si integra con il culto ecclesiale storico e con il folklore della frequentatissima sagra comunitaria della polenta; il discorso sull'abbazia di Dalja che coinvolge chiesa e stato, monaci e diocesi, religiosità e territorio; la visita al seminario che stimola nel dialogo con i formatori e con i giovani la riflessione sulla Chiesa Cattolica, sull'educazione, sulla vocazione e sulla nuova evangelizzazione. Sono alcuni dei temi cogenti, di grande impatto pastorale ed ecclesiale, registrati durante la visita di S. E. Alessandro D'Errico alla diocesi di Porec e Pula che è culminata nella celebrazione eucaristica nella basilica romanica insieme con il vescovo titolare con altri vescovi delle diocesi istriane e con un numeroso presbiterio. Una degna cornice per la celebrazione della memoria di un martire, il vescovo Mauro, che rimanda con la vicenda del suo martirio alle testimonianze della persecuzione del IV secolo e all'erezione delle prime chiese cristiane in Istria. La varietà di questi temi ha avuto una varia rappresentazione anche sui media che hanno comunicato al pubblico i momenti della visita. Nella prospettiva dell'informazione ecclesiastica hanno operato le agenzie cattoliche che solitamente seguono con attenzione le attività del Nunzio, ed in questo caso anche del suo collaboratore p. Ivica Chadash S.J. che ha svolto una relazione sulla figura e sul martirio del santo vescovo Mauro. 

Non sono mancate le letture politiche come quella di Vecernji List che, nel commento al discorso del Nunzio, ha riproposto con toni sereni il tema della controversia sull'abbazia di Dalja e ha rimandato con un link la lettura ad un articolo di ottobre preparato prima della visita del Primo Ministro Milanovic in Vaticano. I portali locali (Voce dell'Istria e Parentium) hanno, d'altro canto, dato ampio risalto agli aspetti culturali e religiosi popolari della festa tradizionale del santo patrono, molto sentita e molto partecipata anche per gli aspetti ludici e gastronomici.
Leggiamo direttamente dal testo in italiano il discorso del Nunzio rivolto all'assemblea durante la concelebrazione eucaristica e poi la cronaca delle agenzie che riportano anche gli ulteriori interventi di Mons. D'Errico.



Concelebrazione Eucaristica
per la Festa di San Mauro Martire
Basilica Eufrasiana di Poreć
*****
Saluto del Nunzio Apostolico
*****
Poreć, 21 novembre 2012

Sono grato al Vescovo Dražen Kutleša per la gioia che mi dà oggi di celebrare con voi la Festa di San Mauro Martire, con-Patrono della vostra Diocesi di Poreć e Pula (insieme a San Tommaso Apostolo). Lo ringrazio vivamente per le parole di benvenuto che mi ha rivolto e per la fraterna cordialità con cui mi ha accolto. Saluto cordialmente l’Arcivescovo Metropolita di Rijeka e i Vescovi presenti, i Sacerdoti, i Religiosi, le Religiose, gli Operatori di pastorale. A tutti sono onorato di portare una particolare benedizione del Santo Padre Benedetto XVI, che sarò felice di impartire al termine di questa Santa Messa.
Sono veramente contento di essere qui oggi, anche per la fraterna amicizia che mi lega al carissimo Mons. Dražen, al quale avevo promesso di fare una visita a Poreć, prima ancora che fossi nominato Nunzio Apostolico in Croazia. Con Mons. Dražen ci conosciamo ormai da diversi anni. Conservo un caro ricordo del nostro primo incontro a Mostar, quando ero Nunzio Apostolico in Bosnia ed Erzegovina; e così pure degli incontri di lavoro che abbiamo avuto in Vaticano in varie circostanze.
L’anno scorso appresi con grande gioia dai Superiori della Santa Sede che si pensava anche a lui per la nomina di un Vescovo Coadiutore per Mons. Milovan, nelle difficili circostanze che si erano create nella vicenda di Dajla. Gioii molto per lui, quando - il 17 ottobre dello scorso anno - venne la sua nomina, che io stesso annunciai a Mostar. Ma, al contempo, ero un po’ preoccupato per lui, perché - per quel che potevo capire da Sarajevo - la questione di Dajla era parecchio complessa e delicata. Per la verità, neppure lontanamente potevo pensare che poi, dopo qualche mese, il Santo Padre avrebbe chiamato proprio me ad essere Suo Rappresentante in questo Paese, così importante per l’Europa centro-orientale e per la Santa Sede. Sicché, in questi primi mesi del mio servizio di Rappresentante del Santo Padre in Croazia, già parecchie volte abbiamo dovuto sentirci e vederci con Mons. Dražen, per sintonizzare il nostro comune servizio alla Chiesa, specialmente per quanto riguarda Dajla.
Suppongo che, giustamente, vi domanderete a che punto siamo su questa intricata questione. Ebbene, lasciate che vi dica che non è facile rispondere in breve. Ma, in generale, posso dire che, dopo la Visita del Primo Ministro Milanović in Vaticano - che abbiamo cercato di preparare nel migliore dei modi - siamo contenti almeno per il fatto che pare sia stata imboccata la strada giusta e che molti equivoci siano stati chiariti. Ovviamente resta ancora parecchio da fare per giungere alla soluzione di questa incresciosa vicenda. E il Santo Padre e la Santa Sede si augurano che essa possa venire presto, d’intesa con il Governo di Croazia e – com’è ovvio – in pieno accordo con i Vescovi croati.
Perciò, vorrei personalmente raccomandare a voi di continuare a pregare, e a pregare molto, perché tutto sia risolto nel migliore dei modi, nel pieno rispetto della verità e della giustizia, e per il bene della Croazia, di questa diocesi che è tanto cara al Santo Padre, e per il bene di tutta la Chiesa di Dio che è in Croazia.
Sono pure contento che Mons. Dražen abbia chiesto ad un mio Collaboratore, Padre Ivica Hadaš, S.I., di proporre una breve riflessione sulla figura di San Mauro. Perciò volentieri lascio a lui la parola.
2012/11/21 | 21:04 | IKA 
Celebrazione della festa di San Mauro a Porec
La celebrazione eucaristica è stata presieduta dal Nunzio Apostolico in Croazia Alessandro D'Errico, che ha dato particolare attenzione al caso di Dajla
Porec (IKA) - Nella cattedrale sul mare, la Basilica Eufrasiana, il 21 novembre si è avuta la solenne concelebrazione eucaristica per la Festa di San Mauro, principale patrono della diocesi. Con il Nunzio Apostolico in Croazia Alessandro D'Errico, hanno concelebrato il Vescovo ospitante Drazen Kutlesa ordinario di Parenzo e Pola, l'Arcivescovo e Metropolita di Fiume Ivan Devčić, il vescovo di Krk Valter Zupan, il vescovo in pensione Ivan Milovan, l'inviato del Vescovo di Capodistria Franc Bole, il Consigliere presso Nunziatura Mauro Lalli, presbiteri locali e di altre diocesi. Alla Messa hanno partecipato Ivan Jakovcic Prefetto della Regione Istriana, il Sindaco Nadia con il capo del Consiglio di Porec Egidio Codan e i rappresentanti delle forze di polizia della cappellania diocesana di S. Mauro. Nella omelia all'inizio il Nunzio D'Errico ha fatto una breve riflessione sul tema attuale della Dajla […] 

Ha presentato gli aspetti spirituali della vita e delle opere di San Mauro, martire e vescovo di questa diocesi del 4° secolo, il Padre gesuita Ivica Chadash. "Nonostante la persecuzione il martire non si stancò mai di quell'amore che è più forte dell'odio. I martiri ai loro persecutori hanno ancora una volta dimostrato che l'amore vince l'odio. In questo contesto, dobbiamo anche osservare gli eventi e le vittime di questa guerra"; ha detto padre Chadash nel suo discorso, e ha continuato, citando il generale Ante Gotovina: "La guerra è il passato, torniamo al futuro"; "queste persone innocenti che stanno tornando dal carcere senza amarezza e odio, sono la testimonianza viva che è l'amore cristiano a vincere". Paragonando il contesto e il momento dei martiri nella Chiesa primitiva e l'oggi, Chadash ha poi fatto riferimento al concetto di sacrificio e ha concluso che "la vittima non ha senso se non è un dono, altrimenti diventa una sorta di egoismo."
"Durante la Messa mi chiedevo se questo potrebbe essere il mio messaggio spirituale a voi in occasione di questa festa", ha detto il ministro nel suo discorso prima della benedizione finale.

"E 'molto diverso ascoltare il caso Dajla da Roma o essere qui e comprendere la complessità della situazione", ha detto il nunzio tornando di nuovo al caso Dajla, e ha continuato: «Ora capisco che quello che il Santo Padre ha voluto dire della Chiesa in Croazia è particolarmente indicato dalla Diocesi di Parenzo e Pola”. In questo contesto, in occasione della festa di S. Mauro i fedeli della diocesi devono essere seguaci degni di S. Mauro che era un testimone eroico della fede in tempo di persecuzione dei primi cristiani. "E questi sono tempi difficili", ha detto il ministro, "come in altri settori della vita, nonché per il caso Dajla"; e in questo senso ha esortato i vescovi, il clero e i fedeli di rimanere nella fedele comunione con il Santo Padre e con la Santa Sede, nella tradizione e nella storia del popolo croato e nell'unità con il successore di Pietro. "Continuare questa unità storica degli antenati, per rimanere fedeli alla loro fede, per rimanere fedeli alla comunione con il Santo Padre, anche e se a volte la decisione del Santo Padre e della Santa Sede è di difficile comprensione; avere fiducia che essi si ispirano ai criteri di verità e di giustizia, per il bene della diocesi, della Chiesa in Croazia e per il bene di questo paese", ha detto il ministro, e ha continuato: "perché solo Dio sa quanto la Croazia sta a cuore al Santo Padre e alla Santa Sede, soprattutto ora che si avvicina il momento dell'integrazione con l'Unione Europea". Ha poi trasmesso il messaggio che il Santo Padre esprime vicinanza alla diocesi di Parenzo e Pola, al suo vescovo, al clero e al popolo e ha concesso una speciale benedizione apostolica di Papa Benedetto XVI alle consuete condizioni: preghiere per le intenzioni del Santo Padre, la confessione e la comunione, hanno il potere di completare il perdono. La messa serale si è tenuta nella Basilica presieduta da mons. Drazen Kutlesa, Vescovo di Parenzo e Pola. 

2012/11/21 | 19:37 | IKA E 
Il Nunzio ha visitato il seminario Redemptoris Mater di Pola
Abbiamo la necessità di una nuova evangelizzazione che ci invita a scoprire gli elementi fondamentali della nostra fede
Pula (IKA) - Dopo una visita al vescovato di Parenzo per festeggiare San Mauro patrono il Nunzio Apostolico in Croazia, mons. Alessandro D'Errico, accompagnato dai consulenti nunziatura, mons. Maura Lallija e padre Ivica Chadash, ha visitato il pomeriggio di 21 novembre il seminario Redemptoris Mater di Pola.

Il rettore del seminario Piergiorgio De Angelis gli ha fatto conoscere gli educatori e i professori del seminario e il team responsabile del Cammino Neocatecumenale in Croazia, guidato da don Giacomo Rainierijem. Il Nunzio D'Errico ha visitato i locali accompagnato dal rettore del Seminario e ha osservato l'architettura e l'estetica di questo tipo di seminario inaugurato nel '96. Il rettore ha parlato della formazione dei seminaristi, che è strettamente legata al Neocatecumenato e alla crescita nella fede, perché, secondo il Rettore De Angeli il seminario “di per sé non dà la fede, ma essa nasce e cresce all'interno di una comunità cristiana, aiutando la formazione del seminario per il sacerdozio".

La riunione prosegue nell'Aula Magna del seminario, dove i seminaristi, provenienti da undici nazioni, si sono singolarmente presentati ed hanno parlato dell'esperienza della loro vocazione. Don Giacomo ha parlato della storia della provvidenza del seminario che ha accompagnato l'inizio della costruzione, e il rettore De Angelis ha detto della pietà espressa attraverso 55 ordinati sacerdoti in tutto il mondo.
Poi è intervenuto il Nunzio D'Errico, parlando prima di come ha conosciuto il Cammino Neocatecumenale, quando negli anni ottanta del secolo scorso, ha incontrato la famiglia di un dipendente della Nunziatura in Grecia con un bambino piccolo e con un sacerdote che era venuto per iniziare l'esperienza di neocatecumenato in quelle zone. Intensamente toccato dallo zelo e della famiglia e del sacerdote ha detto: "immediatamente ho capito la relazione tra la famiglia e il sacerdote e il dinamismo evangelico che promuove servizio alla vita e di evangelizzazione”. Il Nunzio ha testimoniato che il beato Giovanni Paolo II aveva una grande attenzione per i nuovi movimenti ecclesiali, in parte perché era proveniente dalla Polonia, dove, allora come in Croazia, sotto il socialismo era impossibile creare una comunità di responsabili laici, perché con tutti i limiti di una tale comunità è stato possibile solo da chierici. Papa Giovanni Paolo II osservava i frutti, seguendo il Vangelo, che dice che si riconoscerà l'albero dai suoi frutti. Il Nunzio ha detto che dietro l'approvazione graduale della Santa Sede si intravede l'opera dello Spirito Santo, che ha guidato il carisma degli inizi. "Quando ho sentito che stavano per aprire un nuovo seminario Redemptoris Mater a Sarajevo, ho detto al cardinale che sono molto lieto che questo porterà, a Sarajevo e in Bosnia e oltre, nuova energia, non solo clericale, che comprende sacerdoti e famiglie che vivono la Parola di Dio nella loro vita e la proclamano con fervore", ha detto mons.. D'Errico. "Sono contento di trovare qui l'internazionalità come obiettivo principale della missione, ma prima di tutto voglio sottolineare l'importanza delle vostre caratteristiche: forti legami con la Santa Sede, con il Papa, anche nel contesto della Chiesa di Croazia, con le persone che sono saldamente legate al Papa, dalle quali si hanno gesti positivi in tempi recenti. Naturalmente, questo collegamento deve essere sempre rafforzato", ha detto il Nunzio.
"Lo Spirito di Dio mi ha voluto a lavorare qui per testimoniare l'importanza per un cattolico di essere in stretta relazione con il papa. Per me voi siete un segno che lo Spirito sa dove guidare la sua chiesa, questa è la conferma che in questo momento va sottolineata una forte necessità per l'unità di andare avanti, di essere testimonianza, e deve muovere missionari per l'evangelizzazione, abbiamo bisogno della nuova evangelizzazione che è una sfida ed un elemento fondamentale della nostra fede ", ha detto parlando eloquentemente il Nunzio mons. D'Errico. Alla riunione ha partecipato anche il vescovo emerito Anton Bogetic.



martedì 30 ottobre 2012

Un giorno pieno per le relazioni tra la Croazia e la Santa Sede


La visita al mattino del primo ministro Milanovic ed il simposio sulle relazioni diplomatiche al pomeriggio in Vaticano sono stati gli avvenimenti che hanno caratterizzato la giornata del 29 ottobre 2012 vissuta nel segno del dialogo tra la Croazia e la Santa Sede. Venti anni intercorrono tra la nomina del primo Nunzio a Zagabria (1992), che fu espressione del riconoscimento dell'indipendenza della Croazia da parte del Vaticano quando ancora era in corso la guerra seguita alla dissoluzione della federazione jugoslava, ed il simposio organizzato il 29 ottobre 2012 dall'Ambasciata di Croazia presso la Santa Sede, che è espressione di un dialogo politico-culturale consapevole sia di finalità etiche e sociali condivise nell'oggi e sia di un legame religioso antico con la Chiesa Cattolica. Un ventennio ricco di significati, di speranze, di iniziative e di progetti, che al suo compimento ha visto anche il dialogo pastorale, imbastito con la comunità ecclesiale e la società civile, e i primi impegni ufficiali in Croazia di S. E. Alessandro D'Errico, nominato da Benedetto XVI Nunzio Apostolico a Zagabria nel maggio scorso e proveniente dalle precedenti esperienze di nunziatura in Pakistan e in Bosnia-Erzegovina.
Le tematiche della Visita del Premier Croato, che ha incontrato il Santo Padre e poi il Cardinale Bertone e Mons. Mamberti, come si evince dai comunicati ufficiali e dai commenti dei media, hanno riguardato il consolidamento degli 'eccellenti' rapporti bilaterali, l'appoggio al percorso 'europeo' della Croazia, la valorizzazione di accordi nel campo giuridico ed istituzionale, educativo assistenziale e religioso. Hanno riguardato anche l'avviamento a soluzioni concordate di questioni dal valore simbolico per il diritto comune che hanno registrato difficoltà di interpretazione e di gestione, come quella dell'abbazia benedettina istriana di Dajla la cui proprietà un tempo appartenente all'abbazia di Praglia, dopo l'esproprio al tempo di Tito, è stata variamente attribuita e controversa tra lo Stato, la Diocesi di Parenzo-Pola e l'Ordine monastico. Significativo anche lo scambio dei doni: una penna al primo Ministro ed una monografia sull'architettura religiosa al Papa.
Le tematiche del Simposio celebrativo dei 20 anni di relazioni diplomatiche tra Croazia e Santa Sede sono state descritte nella prospettiva vaticana dall'intervento di S. E. l'arcivescovo Dominique Mamberti segretario per i Rapporti con gli Stati: “Nella più che millenaria storia della Croazia, gli ultimi venti anni sono stati quelli più difficili e allo stesso tempo cruciali per il suo futuro […] una testimonianza indiscutibile dell’affetto che la Santa Sede nutre per la Croazia sono state le quattro visite dei Sommi Pontefici avvenute negli ultimi venti anni: tre del Beato Giovanni Paolo II e quella di Benedetto XVI”. L'intervento di Mons. Mamberti è leggibile quasi interamente nei portali vaticanisti. I media riportano anche brani di interventi delle personalità croate che, a partire dal Primo Ministro, esprimono considerazioni molto positive sulle relazioni bilaterali e riconoscono al ruolo del Papa e della Chiesa una fondamentale importanza per lo sviluppo delle relazioni interne ed internazionali della Croazia in questi ultimi 20 anni.
A seguire si possono leggere i comunicati di Radio Vaticana sulla Visita e sul Simposio, e compulsare i link per i portali di alcuni media che li hanno commentato.

Crisi e integrazione europea al centro dell'incontro del Papa col premier croato Milanović 
Stamani Benedetto XVI ha ricevuto il presidente del governo della Repubblica croata, Zoran Milanović, che poi ha incontrato il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone e l’arcivescovo Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati.“I cordiali colloqui – riferisce un comunicato della Sala Stampa vaticana - hanno permesso un fruttuoso scambio di opinioni sulle sfide che il Paese deve affrontare nell’attuale crisi economica, come pure sui temi di comune interesse nel quadro dei rapporti bilaterali. Al riguardo si è fatto cenno alla Conferenza promossa in occasione del 20.mo anniversario dei rapporti diplomatici, che si terrà oggi pomeriggio. Per quanto poi concerne il noto caso di Dajla, le due Parti hanno concordato di risolvere la questione il più presto possibile, nello spirito della tradizionale amicizia fra la Santa Sede e la Repubblica di Croazia”. 
“Infine – conclude il comunicato - si è rinnovato l’appoggio della Santa Sede alle legittime aspirazioni della Croazia alla piena integrazione europea e ci si è soffermati sulla congiuntura regionale, con uno speciale riferimento alla situazione dei croati nella Bosnia ed Erzegovina”.

Mons. Mamberti sui 20 anni di rapporti tra Santa Sede e Croazia: la sfida ora è l'integrazione nell'Ue
Auguro alla Croazia di vedere realizzata presto, così come è nei programmi, “l’aspirazione alla piena integrazione europea”. Sono le parole con le quali l’arcivescovo Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, ha concluso ieri in Vaticano il suo intervento alla Conferenza celebrativa del 20.mo anniversario dei rapporti diplomatici Santa Sede e Croazia. Il servizio di Alessandro De Carolis:
È il 1992 l’anno di svolta nella storia recente della Croazia: il regime comunista cade, i croati sono tra i primi a proclamare la propria indipendenza da Belgrado, accelerando il processo di dissoluzione dell’allora Jugoslavia. La Santa Sede è tra i primi a riconoscere la nuova sovranità e appena due anni dopo Giovanni Paolo II rende visita al nuovo Stato, mentre in lontananza ancora rimbomba l’artiglieria contro Sarajevo. Dunque, pur contando 1300 anni di vicinanza e di rapporti “intensi” tra Santa Sede e l’antico popolo croato, non c’è dubbio – ha affermato mons. Mamberti – che “gli ultimi venti anni sono stati tra quelli più difficili ed allo stesso tempo cruciali per il suo futuro”. “Fin dalle origini – aveva detto nel giugno dello scorso anno Benedetto XVI visitando Zagabria – la vostra Nazione appartiene all’Europa e ad essa offre, in modo peculiare, il contributo di valori spirituali e morali che hanno plasmato per secoli la vita quotidiana e l’identità personale e nazionale dei suoi figli”. Oggi – ha ripreso mons. Mamberti dopo aver citato il Papa – “le sfide continuano” e i croati del 21.mo secolo “non possono che interrogarsi circa i valori sui quali intendono costruire la vita dei singoli e quella dell’intera nazione”.Benché la Chiesa e la comunità politica “operino a livelli diversi e siano indipendenti l'una dall'altra, entrambe – ha osservato il segretario per i Rapporti con gli Stati –servono gli stessi soggetti che, allo stesso tempo, sono fedeli della Chiesa e cittadini dello Stato”. In questo servizio, ha proseguito, “c'è ampio spazio per il dialogo e la cooperazione, a servizio della dignità di ogni uomo. Al centro della mutua cooperazione, infatti, sta il nostro impegno condiviso per il bene comune e per la promozione dei valori spirituali e morali, che conferiscono alla società croata il suo saldo fondamento”. Quindi, mons. Mamberti ha terminato l’intervento augurando alla Croazia che, “nel momento in cui viene prospettata e realizzata l’aspirazione di piena integrazione nell’Unione Europea”, il Paese “rafforzi la sua identità e così sia fermento di bene per gli altri Paesi”.


martedì 4 settembre 2012

Visita alla Diocesi di Parenzo e Pola


Parenzo, 3 Settembre 2012.
L'Arcivescovo D'Errico visita Mons. Drazena Kutlesa nella Diocesi di Parenzo e Pola

Gli ospiti hanno informato il Nunzio Apostolico circa i siti storici e le attività pastorali della diocesi


Domenica scorsa, il 2 Settembre, l'Arcivescovo Alessandro D'Errico, Nunzio Apostolico in Croazia e Arcivescovo titolare di Carini ha visitato la diocesi di Parenzo e Pola insieme con mons. Mauro Lalli, consigliere della Nunziatura in Croazia. I graditi ed illustri ospiti sono stati accolti da mons. Drazen Kutlesa, Vescovo di Parenzo e Pola, con mons. William Grbac, Vicario Generale, p. Sergio Jelenić Cancelliere e Don Vladimir Brizić, Segretario. Gli ospiti hanno informato il Nunzio Apostolico circa i siti storici e le attività pastorali della diocesi. (KTA) (Traduzione ad sensum)

               
La notizia su IKA                                                               La notizia su KTA